1°Febbraio
2004
Senza
figli non c’è futuro. Se i figli sono pochi, in una società di adulti e
anziani, il futuro svanisce. A chi consegniamo ciò che siamo, ciò che a loro
volta ci hanno consegnato i nostri genitori? È vero anche il contrario: senza
futuro non ci sono figli. Quando l’orizzonte si fa incerto o rischioso, si
avverte sempre meno il desiderio di donare la vita, il coraggio di generare dei
figli.
Alla
“crisi delle nascite, al declino demografico e all’invecchiamento della
popolazione” si riferiva anche il Santo Padre nel suo discorso al Parlamento
italiano del 14 novembre 2002, invitando “a un impegno responsabile e
convergente, per favorire una netta inversione di tendenza”. Per riuscirci,
occorre aver presenti le cause della crisi, che sono più d’una e di varia
natura. Il Papa parlava di “problemi umani, sociali ed economici”, assieme.
È
un problema l’uomo. Siamo sempre più concentrati su noi stessi, preoccupati
della nostra realizzazione personale. Ciò non è negativo; lo diventa se
degenera nell’unico obiettivo che divora tutto il resto. Un gigantesco
“io” stritola un fragile “noi”. Perché allora lottare per tenere
insieme la propria famiglia? Perché partecipare alla vita amministrativa e
politica per rendere migliore la propria città e il proprio Paese? Una
soggettività esagerata non concede spazio a nessuno, certo non a un figlio, a
meno che non serva anch’egli a gratificare l’io.
È
un problema la società. Viviamo nella “modernità liquida”, in cui nulla
dev’essere solido, duraturo, permanente, per sempre. I valori di ieri erano la
stabilità e la fedeltà. Oggi sono il movimento e il cambiamento. Si dice che
bisogna essere flessibili, senza un terreno su cui mettere radici; che solo il
presente è un valore; non lo sono né il passato né il futuro. Il tempo si
riduce così a una sequenza di attimi presenti, senza un prima né un dopo. Se
questo è il contesto culturale, i figli non possono rientrare nel progetto
della modernità, I figli infatti sono per sempre, richiedono una famiglia
solida per poter crescere, genitori che diano loro amore per tutta la vita,
stabilmente, I figli, inoltre, catalizzano energie che invece — viene
suggerito – è bene dedicare alla carriera, al successo, al potere. I figli
dunque non appartengono all’orizzonte di questa modernità, di questa cultura.
Sono
un problema anche le risorse economiche. Non si possono monetizzare i figli, ma
è evidente che costano molto e l’organizzazione della nostra società li fa
costare sempre di più. È la cruda realtà con cui devono misurarsi i genitori,
i quali possono contare su aiuti economici e sgravi fiscali, che però non
incidono ancora in modo determinante nella soluzione dei problemi quotidiani e
che comunque restano distanti dai livelli di altri paesi europei. Un contributo
una tantum alle coppie che generano un figlio è senz’altro una forma di
incoraggiamento, ma non risolve tutti questi problemi se poi il contesto rimane
immutato; se cioè il part-time, soluzione ideale per molte madri con figli
piccoli, è spesso una chimera; se gli asili nido sono ampiamente insufficienti;
se le donne che dedicano alcuni anni della loro vita —quelli in genere più
proficui per la carriera — ai figli, quando rientrano nella loro azienda,
vengono considerate professionalmente superate e non abbastanza amanti del
lavoro; se un padre che sceglie il congedo è fatto oggetto d’ironia, più che
d’ammirazione; se una giovane coppia vede svanire nell’affitto di un
bilocale, inadatto a famiglie con tanti figli, metà del proprio reddito.
Senza
figli non c’è futuro. Ma anche senza genitori non c’è futuro. Un’intera
cultura dominante ha scordato il valore della paternità e della maternità,
anche spirituali. Mancano i figli e mancano i genitori. Ma mancano anche gli
educatori e i maestri. Parlando dei figli che mancano nel nostro Paese non
dobbiamo dimenticare i figli che — numerosi — un futuro l’avrebbero se non
se lo vedessero rubato dalla denutrizione, dalla malattia, dalla guerra; per non
dire di quelli che un futuro non lo potranno mai avere perché viene loro
radicalmente sottratto dalla persistente pratica dell’aborto.
Occorre
quindi lavorare su più fronti.
Sulla
famiglia, per vincere la tenaglia dell’egoismo che spinge a considerare la
generosità, la comunione e la fraternità i vizi dei perdenti, quando invece la
storia dice che alla lunga sono le virtù dei vincenti.
Sulla
società, sul mercato del lavoro, nel dibattito culturale a partire dai mass-media,
per proporre immagini positive di genitori uniti, responsabili e felici.
Sulla
politica, perché consideri davvero la famiglia quello che è: il primo nucleo
della società italiana, e attorno alla famiglia costruisca un progetto di
Italia futura, investendo con convinzione sui figli, nostro futuro.
Per
affrontare questi impegni non mancano le risorse di tanti uomini e donne che
credono nella vita. Credono anche quando le condizioni di disabilità lasciano
intravedere un futuro difficile e lottano per renderlo il migliore possibile.
Testimoni ad un tempo di amore alla vita e di speranza per il futuro.
Benedica
e avvalori questi intendimenti il Dio della vita.
C.E.I.