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Origine e storia dell’associazione Mariana d’Italia

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Origine e storia dell’associazione Mariana d’Italia

Quando San Vincenzo, verso la fine dei suoi anni, cercava nella storia le origini e l’autore della piccola Compagnia, così si esprimeva: ” Vedete, sorelle, come tutto è venuto, nessuno vi aveva pensato. Così cominciano le opere di Dio; esse si fanno senza pensarvi. Madamigella non vi  pensava affatto, il Signore Portail ed io non vi pensavamo affatto…   quando non si conosce l’autore di un’opera essa è stata fatta da Dio medesimo.” Conferenze alle F. d.C. n° 52 pag. 669

Ma l’autore dell’Associazione Mariana noi sappiamo chi è:

MARIA  ha voluto l’ASSOCIAZIONE MARIANA

A Parigi si conserva il manoscritto dove Sr Caterina dichiara di aver comunicato a P.Aladel questo desiderio della Madonna. Dice:”la S.Vergine vuole che lei dia inizio ad una Associazione di cui sarà il fondatore e il direttore, è una Confraternita di F.d.M. (R.Laurentin, vie Authentique de Catherine Labourè 1980).

Questo desiderio lo ha espresso nella Cappella della Casa Madre delle F.d.C. a Parigi nell’apparizione del 18–19 luglio del 1830.

Ciò che caratterizza , dunque, l’Associazione Mariana è questo:

Essa è stata voluta dalla Madonna.

Cerchiamo di leggere la storia e di capire perché la SS. Vergine ha chiesto l’Associazione Mariana ad una F.d.C. nel 1830, a Parigi, nella Casa Madre delle F.d.C.?

E’ necessario dare un rapidissimo flash sulla situazione politica, culturale religiosa dei  primi anni del sec. XIX.

Dopo la Rivoluzione francese, e il tramonto dell’ordine imposto da Napoleone Bonaparte, l’Europa -la Francia e Parigi in particolare-  si trovava in una situazione di disordine generale: si rendeva necessario riportare l’ordine ristabilendo i principi dell’autorità, della religione e della morale al loro antico ruolo.

Lo stato d’animo più condiviso era legato a questa esigenza di ricostruire l’Europa come prima mediante un ritorno integrale all’ancien régime. In realtà il ritorno al modello dell’ancien régime risultava concretamente improponibile.

Infatti, già a partire dal periodo anteriore alla rivoluzione francese si erano acquisite alcune innovazioni nella struttura degli Stati e nella concezione del potere politico(modernizzazione amministrativa; un diverso rapporto tra individuo e società sulla base dei principi di libertà, uguaglianza e fraternità) che,  di fatto,  modificavano le regole di convivenza, rendendo precaria la realtà politica e sociale.

Inoltre, anche se erano state abolite diverse istituzioni introdotte dalla rivoluzione francese come il maggiorascato e il divorzio (in Francia il divorzio, introdotto nel 1792, venne abolito nel 1816 e, dopo il breve periodo della Restaurazione, nuovamente reintrodotto G.Martina La Chiesa nell’età  del liberalismo, Morcelliana, Brescia 1980 pp.27-42), ed erano state gradualmente reintrodotte le discriminazioni confessionali e le antiche immunità ecclesiastiche, nella coscienza civile europea restavano vistose tracce delle novità sperimentate, così che l’armonizzazione delle leggi statali alle norme canoniche e il ritorno alla stretta unione fra trono ed altare per l’affermazione di una società ufficialmente cristiana erano ormai un’ipotesi capace di reggere solo per una breve stagione.

Dal punto di vista politico era improponibile pensare di ritornare alla situazione dell’ancien regime. 

La rivoluzione industriale stava per cambiare il volto della società europea. Le vistose trasformazioni  – come l’aumento della popolazione, dovuta principalmente al miglioramento delle condizioni di vita e alla diminuzione della mortalità infantile, l’urbanizzazione, con i conseguenti problemi di carenza di abitazioni, carenza d’igiene e di servizi; l’introduzione di nuove tecnologie: ferrovie, illuminazione a gas; mutamenti nella concezione e nell’organizzazione del lavoro, lavoro delle donne e dei bambini,  - induceva a significativi mutamenti sociali. Tra il 1750 e il 1850 la popolazione d’Europa (escludendo la Russia)  passava da circa 120 a 210 milioni e la popolazione mondiale da circa 750 milioni a 1.200. (M. Cipolla, Storia economica dell’Europa preindustriale, il Mulino, Bologna 1984).

In campo religioso si tendeva a riprodurre una società ufficialmente cristiana mediante l’applicazione di sanzioni civili alle censure dei Vescovi e una pastorale fondata sulla coercizione (la costituzione Quod divina sapientia, emanata il 28 agosto 1824 per regolare gli studi, stabiliva che per essere ammessi agli esami universitari era necessario un certificato del parroco che attestava la partecipazione alla messa,  confessione, comunione, esercizi spirituali. Cfr Colapietra, La Chiesa tra Lamennais e Metternich, pp. 220-237): ma questo metodo si scontrava con il modo comune di sentire della gente e finiva per accentuare il già diffuso clima anticlericale.

La partecipazione ai sacramenti, che nell’ancien regime era pressoché obbligatoria, divenne gradualmente facoltativa, sviluppando nel clero un’inquetudine crescente e la tendenza a leggere il mondo come “scristianizzato” e lontano dalla vera religione (un illuminante esempio di questo clima religioso lo possiamo desumere dall’analisi della situazione pastorale e religiosa della diocesi di Orleans in Francia, proprio verso la metà del sec. XIX svolta da C. Marcilhacy, La diocesi d’Orleans au milieu du XIX siecle, Sirey, Paris 1964. La situazione descritta è emblematica perchè sostanzialmente simile a quella di altre comunità cristiane. La pratica religiosa era carica di superstizioni: la frequenza alla Messa andava dal 2 al 3 per cento a seconda della zona e a seconda della stagione; il precetto pasquale veniva osservato dal 10 per cento circa della popolazione ma, di questi, gli uomini erano solo l’1,7 per cento. Generalmente si lavorava anche la domenica; la prassi sacramentaria era abitudinaria tanto che la Prima Comunione segnava normalmente la fine della vita infantile e anche della vita religiosa: la Prima Comunione veniva conferita a 12-13 anni e, dopo questa età, generalmente, si frequentava la Chiesa solo in occasione del matrimonio. Ci si sposava in Chiesa per tradizione: i matrimoni civili erano frequenti; l’unzione degli infermi solitamente veniva richiesta solo quando l’ammalato era in coma; la scarsa profondità della formazione religiosa induceva a una vita morale segnata da vistose carenze: frequente era il concubinato e gli illegittimi numerosi, come pure molto diffusa era la prostituzione; anche il clero, dopo gli sbandamenti causati dal periodo rivoluzionario, viveva una situazione assai precaria (Cfr. G.Zagheni, L’età contemporanea, pag 22-23).

         In questo contesto sociale-religioso, nel 1830 la MADONNA chiede una  ASSOCIAZIONE di giovani.  Perchè? Non esisteva già la Congregazione Mariana?

E’ vero, la Congregazione mariana esisteva già, e  produceva buoni frutti, ma questa Associazione era ristretta a qualche luogo e riservata ai soli giovani del Collegio Romano. Fu la prima istituzione del genere approvata da Gregorio XIII nel 1584. Limitata inizialmente ai soli giovani dei Collegi dei Padri Gesuiti, si estese nel sec. XIX per opera delle dame del Sacro Cuore, anche tra la gioventù femminile dei collegi e delle signore. Il Direttore generale è il Padre generale dei Gesuiti. L’Associazione Madre è quella del Collegio Romano ed ha la facoltà di aggregare  a se altre fondazioni consimili facendole partecipi degli stessi privilegi. Posta sotto il patrocinio di Maria Annunziata è distinta con l’appellativo di PRIMA PRIMARIA.

         La Vergine guardava con preoccupazione le numerose fanciulle povere e operaie abbandonate a se stesse nelle nuove fabbriche create dalla nascente industrializzazione a cui non era data la possibilità di godere dei privilegi delle Congregazioni Mariane concessi alle loro coetanee dell’aristocrazia.

Sr Caterina – dirà Pio XII il 28 luglio 1947 alle Figlie di Maria – guardava con compassione le povere fanciulle del quartiere di Reuilly, le piccole fanciulle, ed anche piccolissime, dagli 8 ai 12 anni, che se ne andavano al lavoro, e che troppo sovente, ahimè! si perdevano nelle fabbriche, in permanente contatto con l’ignoranza e con la corruzione delle loro compagne. Queste tenere vittime avevano bisogno di aria pura, di luce, di nutrimento spirituale… e non è contenta fino a che l’Associazione non è formata per il mutuo appoggio, per la direzione religiosa e morale di quelle fanciulle, e soprattutto per porle sotto il manto  materno e  verginale di Maria”.

Questa gioventù che nel 1830 non è riconosciuta come categoria sociale, per interessamento di Maria, diventerà la “porzione scelta della Vergine Immacolata” come   la  chiamerà   più tardi il  Papa  Pio XI,  all’indomani   della   beatificazione di

Sr Caterina, ricevendo in udienza 7.000 F.d.M. (29 maggio 1933).

Aveva 16 anni e il suo nome era Bènigne Hairon e  viveva nella città francese di Bearne. Forse non avrete mai sentito il suo nome prima d’ora. Era la giovane ragazza che aveva formato il primo gruppo di Figlie di Maria, o se preferite dell’Associazione Mariana. E la data era 8 dicembre 1838 (data ritenuta ufficiale, anche se la scoperta del registro di Associazione dell’opera del Gros Caillou a Parigi, fa risalire la fondazione dei gruppi all’8 settembre 1837).

La Vergine Maria, Sr Caterina Labourè, P. Aladel e Benigne Hairon, queste sono state le persone che Dio ha usato per fondare l’Associazione Mariana.  

Sfogliando i registri di queste prime Associazioni si colgono già alcuni caratteri essenziali:

-         le Associazioni vengono erette per rispondere ad un  desiderio della SS.Vergine ed in suo onore;

-           vi sono ammesse le giovani assistite dalle Figlie della Carità e solo in un secondo momento le esterne (1876);

-           la consacrazione alla Vergine è un gesto spontaneo delle giovani. Si legge nel registro di Gros-Caillou redatto dalla presidente Desirèe Joachim: “questa opera fu la prima, a Parigi, ad essere messa sotto la protezione di Maria Immacolata. Nello stesso giorno della sua natività, l’anno 1837, le nostre prime compagne ebbero la felicità di consacrarsi all’Augusta Madre (Atti Centenario 1948).

-           Vi appare subito una certa struttura. Dai registri delle Associazioni delle F.d.M di l’Ilde Saint-Louis, per es. i verbali sono redatti con molta accuratezza, firmati, dalla presidente e dalla segretaria. Nello stesso registro c’è la lista completa delle associate con le note proprie di ciascuna.

E’ detto quante di essa sono entrate nelle varie Comunità religiose e quanto presso le Figlie della Carità (su 18 F.d.M. 7 orientate verso Comunità diverse; 4 verso le F. d. C.).

-           Un altro carattere di queste prime Associazioni è che le ragazze che vi fanno parte sono molto giovani, comprese quelle che hanno la carica di presidente e di segretaria.

       Il 20 giugno 1847 un rescritto di Pio IX su richiesta di P.Aladel e di P.Etienne, Superiore generale, concede l’erezione canonica e la facoltà ai Preti della missione e alle Figlie della Carità di istituire l’Associazione nelle proprie scuole e laboratori, sotto il titolo della SS. Vergine Immacolata e con tutte le indulgenze accordate alla Congregazione mariana stabilita a Roma per gli alunni della Compagnia di Gesù.

       Le prime Associazioni delle Figlie di Maria  in Italia sorsero nelle Case e negli Istituti delle Figlie della Carità, ad opera delle Suore stesse e dei Missionari.

1849   Napoli         “Mater Dei”

1851  Roma          Conservatorio “Torlonia”

1852 Galatina      Conservatorio

         Piacenza     “Sant’Eufemia”

1853 Torino        Istituto “Alfieri Carru’”

         Bitonto

1854   Loreto

1855   Grugliasco  (Torino) Casa di Maria

L’Aquila

1856   Napoli         Casa Provinciale “Laboratorio San Giuseppe”

Firenze      Parrocchia S.Nicolo’

1857   Maglie (Le)         

Firenze      Chiesa S.Caterina  e S. Benigno Canadese (Torino)

Torino        Laboratorio “San Salvario”

         1858  Bologna      Siena

         1860  Andria

         1861 Portici        Galatina Ospedale                 Genova Immacolata Concezione, ecc..

      Con breve pontificio del 19 luglio 1850 viene esteso ai ragazzi, alunni delle Case dei Preti della missione affidati alle cure delle Figlie della Carità (Acta Apostolica C. M. 19 luglio 1850), e nel 1876 alle giovani che “non frequentavano né le scuole, né i laboratori delle Suore” (Breve di Pio IX 19 sett. 1876).

       Il 25 marzo 1931, il papa Pio XI, su richiesta del P.Verdier, Superiore generale, autorizza il Direttore Generale dell’Associazione a delegare i Parroci ad erigere nelle loro parrocchie l’Associazione delle Figlie di Maria Immacolata coi medesimi Regolamenti e Statuti delle Associazione erette nelle case delle Figlie della Carità, designando la loro Casa Madre di Parigi come centro di tutte le Associazioni che si erigeranno (cfr. Avedano, il grande Messaggio Mariano, vol. I, 1953 pag. 136).

     L’Associazione si rivela fin dagli inizi una delle forze più valide della Chiesa e in comunione con lei; attenta alla sua voce, aperta alle sue necessità e a quelle del mondo, in particolare nel campo dell’evangelizzazione e della carità ai più poveri.

     Gli annali delle Figlie di Maria Immacolata del 1867, in occasione del 50° anniversario della fondazione dell’Associazione, riportano un lungo elenco di opere di carità e di apostolato realizzato dalle Figlie di Maria di Parigi: “Lavoro per i poveri, visita agli ammalati e alle persone anziane, propaganda di libri buoni, ricerca di bambini non battezzati o che non hanno fatto la prima Comunione, apostolato nelle famiglie, raccolta di denaro per gli ospedali e per le missioni estere, associazioni di preghiere, ecc. Quel che è bello, conclude il resoconto del Giubileo, è vedere la carità esercitata sotto tutte le forme dalle giovani la maggior parte operaie. Maria ama queste figlie affezionate, che uniscono il dovere al lavoro e al dono di se stese” (Annali 1897).

     Un altro esempio significativo è riportato sempre dagli annali n. 24 del 1899 a proposito dell’Associazione del Messico, il padre Moral così scrive:

     Vi sono nel Messico 351 Associazioni e più di 24.680 F. d. M. Dopo la partenza delle F.d.C., espulse dalla persecuzione, le F.d.M. sono le ausiliari potenti delle Dame della Carità, la cui associazione ha una grande estensione nella nostra Repubblica e abbraccia tutte le opere di carità cristiana: ospedali, orfanotrofi, visita ai poveri, scuole per ragazzi e ragazze, facendo così da contrappeso all’insegnamenbto ateo”.

     La dimensione apostolica dell’Associazione Mariana è stata chiara fin dall’inizio. Gli Annali del 1894 ricordano alle Figlie di Maria che fondando l’Associazione Mariana, la SS.Vergine volle servirsi di loro per la salvezza delle anime, la conversione dei peccatori, l’istruzione degli ignoranti.

     P. Henrion al Convegno Internazionale del 1948 ha potuto affermare:

“L’apostolato sociale e religioso: ecco la vostra ultima e magnifica tradizione. Durante questi anni quelle che vi hanno preceduto sono state le ausiliare instancabili e discrete di tutte le loro Parrocchie. La vostra Associazione ha dato inizio ai sindacati femminili (sindacati che si proponevano lo studio della dottrina sociale della Chiesa e dei bisogni del mondo) e all’opera  Luisa de Marillac (con lo scopo di  visitare gli anziani poveri). Vi si trova dappertutto oggi: in posti di responsabilità, in sezioni di Azione Cattolica, spesso fondate da voi.

La Chiesa attende da voi un più grande sforzo apostolico” (Atti Centenario, 1948, p.12).

     Nel 1925 sorgono i primi movimenti di Azione Cattolica. L’A.F.d.M. è chiamata ad aprirsi a questo nuovo impegno sociale.

E’ insistente, soprattutto l’invito dei Papi e dei Vescovi che riconoscono all’Associazione Mariana un grande ruolo per la nascente Azione Cattolica.

Figlie di Maria, noi vi affidiamo A.C.!” (Card. Verdier, Notre Dame 1939).

 

       L’Associazione ha una propria organizzazione a cui resta fedele nel tempo. Risulta l’elemento più stabile di tutti.

          -   Il Direttore è il Superiore generale dei Preti della Missione e delle Figlie della Carità

-    La sede internazionale è Parigi 140, Rue du Bac.

-      Le Associazioni locali sono guidate dalla solita equipe: laiche, Suora. Missionario (dopo il 1931 anche il Parroco specialmente in Francia).

-      Le laiche vengono proposte regolarmente tramite elezioni.

-      Fedeltà alle riunioni, precisare scrupolosamente anche nei minimi dettagli (momento di preghiera, momento di riflessione, Cenacolo Mariano, Attività).

-       Frequenti le riunioni di Consiglio, come organo di animazione e di verifica.

     Nel 1948 (e ancora  nel 1954 come si rivela dagli Atti del Congresso Internazionale) l’Associazione Mariana a livello Internazionale presenta una chiara fisionomia.

          Ecco la “carta d’identità” rilasciata dal Convegno mondiale del 1948, in occasione del Centenario dell’Associazione:

  1. Un’Associazione, dove il primato è dato dallo spirituale pur non     tralasciando l’impegno temporale; la vita interiore è l’anima di ogni apostolato

2.     il fine speciale è di onorare e di far onorare Maria Immacolata attraverso il duplice impegno di santificazione personale e di apostolato, e l’esercizio delle virtù proprie;

3.     la Consacrazione Mariana è l’anima della vita della F.d.M.;

4.     impegno ecclesiale a fianco dell’A.C. e quello sociale presso i poveri;

5.     studio della dottrina Mariana e di quella della Chiesa;

6.     vita di Associazione partecipazione attiva e regolare alle riunioni;

7.     direzione e animazione da parte della comunità Vincenzina.

       Dal Concilio Vaticano II ai nostri giorni assistiamo ad un disorientamento dovuto

-          alla contestazione giovanile degli anni ’60 (e alla nostra impreparazione e  incapacità a comprendere e far fronte alle esigenze dei giovani);

-          alla crisi dell’associazionismo (quanta fatica si è fatta per entrare in una mentalità di dialogo con i laici e passare da una posizione di direzione ad una di collaborazione;

-          bisogno di cercare uno spazio proprio.

       Le nuove immagini di “Chiesa”, di “autorità”, di “comunità” emerse dal Concilio si scontrano con quelle tradizionali e il cozzo determina il rifiuto di tutto ciò che è stato “valore” nel passato.

       Per l’Associazione Mariana c’è ancora un punto in questione: la crisi mariana del pre e post Concilio Vat. II.

       Il Concilio ci aveva fatto il dono meraviglioso del cap. VIII della Lumen Gentium, ma ci sono voluti 10 anni prima che il suo valore fosse compreso.

       Un’Associazione Mariana viene messa in discussione, a volte, anche “ridicolizzata” e respinta come devozionistica.

       Lo stesso Messaggio del 1830 sembra non dover dire più niente ai giovani del nostro tempo (Cfr. Atti del Convegno di Roma 1969,  di Fasano 1971, di Fasano 1973).

Inoltre, sebbene il Concilio avesse sottolineato la varietà e la ricchezza dei carismi nella Chiesa, si discute sull’opportunità di tenere in vita associazioni dalle “etichette varie”, il più delle volte incapaci ad aprirsi alle nuove esigenze della Chiesa e della società, arroccate nelle proprie sicurezze strutturali (Cfr Atti del Convegno Roma 1968), e che hanno smarrito il senso del loro “essere” e della loro missione.

       In questo clima l’Associazione Mariana subisce gravi perdite, gli stessi responsabili, compresi Missionari e Suore, dubitano della validità del cammino associativo e si domandano se l’Associazione Mariana non avesse fatto ormai il suo tempo (Consiglio Nazionale Pallanza 1973).

     Gli anni ’80 li possiamo considerare gli anni della ripresa a:

-           livello ecclesiale: la teologia mariana registra un incoraggiante sviluppo. Partendo dall’Esortazione apostolica di Paolo VI “Marialis Cultus”(1974), precisando con profondità di analisi l’inserimento del culto della Vergine Maria nella Liturgia e delineando l’orientamento antropologico della pietà mariana, riprende, integra alla vita la visione conciliare della “devozione mariana”. Si riscopre la pietà popolare e i teologi offrono un’interessante riflessione sul ruolo di Maria nella storia della salvezza.

-           livello vincenziano: la Comunità vincenziana prende coscienza della missione ricevuta dalla Madonna presso i giovani, i più poveri della comunità umana. La Chiesa, specialmente a Puebla in America latina, orienta la sua scelta preferenziale per i giovani e i poveri. Questo è colto come un segno dei tempi dalla Comunità Vincenziana (Cfr. sessione internazionale Mariana, Parigi 1981).

      Si avverte sempre più l’esigenza di cogliere l’identità propria dell’Associazione all’interno della sua esperienza storica e proiettarla nell’oggi della Chiesa (cfr. La Verna 1981).

       In Italia l’Associazione Mariana coglie questo segni positivi e progetta un cammino di rinnovamento. Si comincia col Corso per Responsabili alla Selva di Fasano 1978, segue quello di Rocca di papa 1979 per Suore collaboratrici; poi il Convegno-Pellegrinaggio di Roma 1980; il Convegno di La Verna 1981 per missionari e Suore impegnati nei gruppi mariani; il campo-scuola di Grammichele 1982 per i responsabili laici, e l’incontro-studi di Paestum 1983 per la triplice componente Associazione Mariana.

       La preoccupazione di fondo in questi anni, soprattutto in questi momenti forti, è stata quella di cogliere all’interno dell’esperienza storica dell’Associazione Mariana quel “messaggio” suo proprio, capace di rivolgersi all’uomo, alla radice del suo essere bisognoso.

       Nel 1997, in occasione del 150° anniversario dell’approvazione pontificia dell’Associazione Mariana e del 50° anniversario della Canonizzazione di S. Caterina Labourè, il P.Generale, R.Maloney, in più occasioni così si esprime:”Confido moltissimo negli sforzi che il Consiglio Nazionale fa per formare gruppi giovanili. Ho già sottolineato in molte occasioni come tale sforzo costituisca uno dei nostri compiti principali, all’affaccirsi del Terzo Millennio. I giovani sono il Terzo Millennio. Renderli perciò sempre più consapevoli della loro identità ecclesiale, cristiana, mariana e vincenziana, non è solo la mia speranza, ma una delle sfide più cruciali che ci stanno davanti (Progetto di Pastorale Giovanile 1999 pag. 5).

     Sono convinto che Dio chiede alla nostra famiglia, in tutte le nazioni, di seguire i giovani con speciale impegno. Occorre davvero grande fede, slancio straordinario, e inventiva non comune per rendere attraente agli occhi di un giovane il messaggio di Cristo. I giovani sono assetati di bellezza, di giustizia, di verità. Non possiamo offrire loro meno di quello stesso fuoco che san Vincenzo ha innescato nel mondo.

     Alla luce del memorabile incontro di Parigi 1997 possiamo affermare quanto è possibile diffondere tale fuoco: <<La Chiesa nei giovani legge il suo camminare verso il futuro che attende e trova l’immagine e il richiamo di quella lieta giovinezza di cui lo Spirito di Cristo l’arricchisce; i giovani costituiscono una grande sfida per l’avvenire della Chiesa>> (Christi Fidelis Laici n.46).

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