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Associazione della Medaglia Miracolosa Incontro Internazionale di consulente Roma, Ottobre 22-26 de 2001
Introduzione Non è questa la prima volta che si chiede a qualcuno di trattare questo tema. Come attualizzare il messaggio della Rue du Bac?. La preoccupazione per questa messa a fuoco nacque specialmente a partire dalla celebrazione del 150 anniversario delle apparizioni della Vergine a Santa Caterina e da allora è stato trattato ripetute volte da diversi autori.1 Leggendo alcuni di quegli scritti ho potuto constatare, ancora una volta, non solo il rischio che si corre ma anche la tentazione nella quale si può cadere quando si celebrano anniversari di certi avvenimenti e di personaggi del passato. Sembrerebbe che si cerchi di dimostrare che in essi si incontrano, già annunciati la maggior parte dei problemi del presente e del futuro e, a volte, perfino che venga proposta la soluzione. Non voglio cadere io stesso in una tentazione simile trattando oggi il tema della rilettura del messaggio della Rue du Bac ai nostri giorni. Perché non sono di accordo nel fatto che si deducano da qui le conseguenze ed esigenze sociali, politiche, religiose etc. per le quali intercedono alcuni degli autori che trattano attualmente della rilettura di detto messaggio. Tali esigenze e conseguenze dovremo dedurle da ciò che implica per ogni cristiano seguire Cristo e la dimostrazione e la concretezza della fede in quelle ed in altre dimensioni della storia, ma non necessariamente reclamati e contenuti espressamente nel messaggio della Vergine a Santa Caterina e nei simboli che contiene la Medaglia. Certamente che la vita cristiana è una nuova maniera globale di concepire e realizzare l'esistenza a somiglianza di Cristo, e non un’unisca serie di comportamenti messi insieme tra loro senza connessione. Ma è anche certo che può avere determinate celebrazioni, commemorazioni, incontri... espressamente orientati a coltivare ed a mettere l'accento in una dimensione concreta della fede. Senza escludere altre, ma anche senza la pretesa che ogni incontro, commemorazione e celebrazione debba avere ripercussioni in tutti gli aspetti della vita cristiana. Questo incontro, secondo il programma proposto, si è convocato per ottenere tre obiettivi concreti e si giustificherà perfettamente se li ottiene. Si può e si deve fare una rilettura del messaggio della Rue du Bac ai nostri giorni, senza che ciò significhi che detta rilettura debba incidere, per esempio, nei problemi che prospetta la mondializzazione, il progetto di clonazione di esseri umani, il deterioramento allarmante dell'ecosistema o le reti del terrorismo internazionale. I devoti della Medaglia Miracolosa non sono altri che quelli ed altri problemi sociali, economici e religiosi etc. Ma non pretendiamo che quella devozione, perfino essendo autentica, sia il rimedio contro l'ateismo e l'indifferenza religiosa regnanti, né la soluzione a tutte le sofferenze fisiche e morali che angosciano l'umanità, né dei problemi dottrinali, pastorali e morali che si trovano all'interno della Chiesa. Questa strana e lunga introduzione mi porta a delimitare il campo nel quale mi muoverò ed esporrò i punti da trattare. In una prima parte tenterò di giustificare il perché è necessario fare una rilettura ai nostri giorni del messaggio del quale fu testimone eccezionale Santa Caterina. Una rilettura che include il comprenderlo come fa la Chiesa con le “rivelazioni private” e gli apporti delle scienze umane. Nella seconda parte parlerò del messaggio della Rue du Bac e mi incentrerò nella Medaglia come la concretizzazione privilegiata di tale messaggio. E nella terza parte farò una rilettura di quel messaggio alla luce della lettera che il Papa ha diretto a tutta la chiesa a chiusura dell'anno giubilare (6 gennaio 2001). In essa Giovanni Paolo II segnala le linee fondamentali che devono ispirare tutti i progetti pastorali ai principi del terzo millennio. Ed in detta rilettura bisognerà avere presenti anche l'identità di Santa Caterina e la nostra nella Chiesa: seguaci di Cristo dietro le orme di Vincenzo de Paoli e Luisa de Marillac, cioè, coerenti col nostro carisma specifico nella Chiesa. I. Fare una rilettura del messaggio alla luce del magistero della Chiesa e delle scienze umane a) Che significa fare una rilettura È tornare a leggere un racconto scritto o un avvenimento del passato non come un semplice atto ripetitivo, bensì partendo da nuove coordinate che c'aiutino a scoprire o a mettere in risalto aspetti o contenuti non scoperti in letture anteriori. Alcuni racconti letti o alcuni avvenimenti del passato ripresi dalle nuove e mutevoli situazioni storiche c'aiutano a scoprire aspetti e significati nuovi del linguaggio e dei simboli con i quali ci furono trasmessi alla sua origine. Riferendoci all'esperienza spirituale straordinaria che ebbe e ci trasmise Santa Caterina non si deve dimenticarsi che, come in altri casi simili, nei racconti si usa un linguaggio ed alcuni simboli marcati e condizionati dall'esperienza personale, la cultura, la situazione sociale, politica, religiosa che circondarono il testimone. E se il messaggio è chiamato ad oltrepassare quelle circostanze concrete, bisogna leggere il racconto dalle nuove situazioni storiche, non per sistemarlo secondo il nostro capriccio, bensì spogliandolo di quello che sia circostanziale affinché appaia più chiaramente quello che è permanente ed essenziale nel messaggio al di sopra delle circostanze di tempo e posto, genere letterario, sensibilità del testimone etc. Quelle esperienze spirituali, benché siano doni dati ad una persona, accadono nella Chiesa e si danno come carismi per l'arricchimento di tutto il popolo di Dio. Una Chiesa che, secondo il concilio Vaticano II, è sensibile e si solidarizza con le gioie e le speranze, con le angosce e le tristezze degli uomini del nostro tempo, specialmente dei poveri e di quanti soffrono. 2 Nella vita di questa Chiesa, nel divenire del mondo, nella nuova riflessione teologica, nel progresso dell'esegesi biblica e delle scienze umane etc. troviamo nuove luci che c'aiutano a comprendere meglio il contenuto dei racconti originali, espressi frequentemente in chiave simbolica e di futuro. Per quel motivo dobbiamo rileggerli alla luce di questi nuovi ritrovamenti e punti di vista. Il filosofo e pensatore cristiano francese, Jean Guitton, nel suo libro sul messaggio della Rue du Bac dice: “Il lato velato delle apparizioni è diventato più percettibile alla fine del Secolo XX... Le apparizioni del 1830 acquisiscono un significato più ampio man mano che passa il tempo”. 3 “L'iconografia mistica della Medaglia del 1830 è di una naturalezza anticipante e sintetica. Anche il commento della Medaglia sta per finire, ancora quando è più vivo che nel 1830”. 4 “Il significato della profezia (della Rue du Bac) è precisamente che si riproduce, come una pietra gettata nell'acqua, in onde successive sempre più larghe; che si ripercuote, si riannoda, si arricchisce come il tema musicale di una sinfonia, in questo caso la sinfonia dei tempi”. 5 Anche Madre Rogé, nel 150 anniversario delle apparizioni, proponeva alle Figlie della Carità “di fare una rilettura di quello che la Vergine disse a Santa Caterina”. b)Posizione sempre cauta della Chiesa davanti alle rivelazioni private Le apparizioni, specialmente della Vergine, costituiscono un fenomeno caratteristico dell'epoca moderna. In realtà sono state molto più frequenti che nelle epoche anteriori della storia della Chiesa. L'origine di varie ed importanti correnti spirituali sta nelle apparizioni concrete di Cristo o della Vergine. Per esempio, la devozione al cuore di Gesù, o i movimenti di devozione mariana a partire dalla Rue du Bac, Lourdes, Fatima etc. È comprensibile l'atteggiamento cauto della Chiesa davanti a tante abbondanti apparizioni e rivelazioni. La storia gli ha insegnato ad essere critica e prudente davanti a fenomeni nei quali è presente la simulazione e l'inganno. Per quel motivo esige garanzie di credibilità. Tale posizione cauta non è altro che l'espressione di un doppio avvertimento. Uno di San Giovanni: “Non vi fidate di qualunque spirito, bensì esaminate se vengono da Dio, perché molti falsi profeti sono apparsi nel mondo”. 6 Ed un'altra di San Paolo:”Non estinguete lo Spirito, né disprezzate la profezia; esaminate tutto e rimanete con il buono”. 7 La Chiesa chiede ai cristiani un consenso a partire dalla fede della rivelazione contenuta nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. In relazione alle apparizioni e rivelazioni private, quando la Chiesa le giudica affidabili per le attestazioni ed argomenti che ci sono a favore della loro autenticità, le permette come qualcosa in cui i fedeli possono credere devotamente, ma solo con fede umana. L'espressione “fede umana” vuole indicare che le apparizioni o rivelazioni private rimangono in un ambito differente a quello della fede con la quale accettiamo la grande rivelazione di Dio in Cristo. Questo significa che qualunque cristiano può continuare ad essere se stesso anche se non crede nelle apparizioni o rivelazioni private. Quei fenomeni “soprannaturali”, se sono autentici, conservano relazione con la vita cristiana, ma non entrano nell'ambito della rivelazione divina sulla quale ricade la fede cattolica. La Chiesa, propriamente parlando, non approva nessuna apparizione o rivelazione privata. Quando giudica che ci sono prove a beneficio della loro autenticità le permette, può perfino raccomandarle. Non si pronuncia sulla profondità, ma discerne se tale apparizione o rivelazione che suscita un movimento spirituale contribuisce allo sviluppo della vita cristiana. In caso affermativo la Chiesa, per mezzo del ministero magistrale dei suoi pastori, dà loro “luce verde”, il “nihil obstat” affinché possano essere accettate come “oggetto di pia credenza”. 8 Tale posizione cauta della Chiesa davanti ai fenomeni soprannaturali è prudente e giustificabile, oggi più che mai, data la proliferazione di tali fenomeni e la facilità con la quale molta gente è incline ad accettarli senza sufficiente discernimento. L'inclinazione degli esseri umani verso il meraviglioso si esprime frequentemente oggi nella credulità davanti a tante pretese apparizioni della Vergine. Certamente, la Chiesa e la teologia ammettono la possibilità che il soprannaturale si manifesti nella storia degli uomini. Non si oppongono alle rivelazioni private. Riconoscono che Dio possa manifestarsi, così pure Maria, per mettere in rilievo una verità rivelata nella Sacra Scrittura, per correggere deviazioni e venire in nostro aiuto davanti a determinati pericoli. Sono segni straordinari della libera azione dello Spirito Santo nella sua Chiesa, espressioni della dimensione carismatica e profetica del popolo di Dio. D'altra parte, voler spiegare solamente tali fenomeni partendo dalla teoria dei miti e da meccanismi dello psichismo dei veggenti, o respingerli solo perché sfuggono al controllo della scienza, è partire da presupposti ideologici esclusivamente razionalisti, immanentisti e chiusi. Ma ammetterli senza un senso critico e senza un serio discernimento è esporsi ad inganni e manipolazioni. Jean Guitton, un intellettuale serio e per niente sospetto né di credulità né di scetticismo, ha scritto: “Ai nostri giorni, nella nostra epoca in cui le scienze umane si sviluppano più che mai; quando la psicoanalisi, la sociologia, la metafisica e la psicologia profonda cambiano i limiti tra il naturale e l’improbabile, è necessario più che mai che l'autorità ecclesiastica si astenga da pronunciare a prima vista la parola “miracolo” davanti a quei fenomeni ed ai suoi effetti spirituali”. 9 II. Il messaggio della Rue du Bac a) I racconti della veggente Santa Caterina trasmise al P. Aladel, prima oralmente quando successero i fatti e poi per un scritto autografo ventisei anni più tardi, le diverse apparizioni che ella ebbe nella cappella della Rue du Bac tra i mesi di aprile e dicembre del 1830: rappresentazioni del cuore di San Vincenzo tre giorni di seguito ed in forme e colori differenti, visioni di Nostro. Signore nel Santissimo Sacramento e di Cristo re, e le tre della Santissima Vergine (18-19 Luglio, 27 novembre e dicembre). Tutte queste racchiudono qualche messaggio captato dalla vedente. Lei stessa decifrò e ci trasmise il significato dei distinti colori del cuore di San Vincenzo, degli indumenti di Cristo re, delle posizioni e parole della Vergine e dei segni della Medaglia. Le due primi “visioni” della Vergine vanno accompagnate da allocuzioni. Nel dialogo di due ore e mezza, durante la notte dal 18 al 19 Luglio, la Vergine comunicò a Santa Caterina i tristi avvenimenti di ordine politico, sociale e religioso che sia avvicinavano, i soprusi che si praticavano nelle due Compagnie e la protezione speciale che entrambe avrebbero da parte della Vergine e di San Vincenzo. Quella del 27 novembre, durante la preghiera del pomeriggio, ha due fasi differenti benché strettamente associate. In un primo momento vide la Vergine con un vestito di seta bianca ed un velo dello stesso colore che scendeva fino al suolo. Sulla sua testa una corona di dodici stelle. I piedi si appoggiavano su mezza sfera calpestando la testa del serpente; le mani sostenevano una palla che finiva con una croce e gli occhi si alzavano verso il cielo. Le dita erano adorne di anelli di pietre di volume e lucentezza differenti che diffondevano scintillii di luce verso il suolo. Attorno alla Vergine si formò un quadro ovale con queste parole nella parte alta: “Oh Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”. La vedente ascoltò la voce della Vergine che le spiegò il significato della palla (globo) e dei raggi; gli chiese di coniare una medaglia secondo il modello della visione e l'espresse la gioia che sentiva dispensando abbondanti grazie su chi le chiede e sui quelli che portano quella Medaglia con fiducia. La seconda parte della stessa apparizione fu la contemplazione da parte di Caterina del rovescio della Medaglia. Vide come il quadro si girava ed appariva la lettera M e due cuori uniti da una croce. Alcuni giorni più tardi, anche durante la preghiera, Caterina sentì la voce che rispondeva alla sua preoccupazione su come dovesse essere il rovescio della Medaglia: “La M ed i due cuori esprimono già abbastanza”. Santa Caterina non parlò di quelle visioni durante i quaranta anni della sua vita nascosta e laboriosa a Reuilly. Eccetto il P. Aladel, come Direttore spirituale, dal principio e Suor Dufès, alla fine della vita di Caterina, nessuno più seppe chi era la vedente della Vergine. b) Una rilettura delle visioni di Santa Caterina La stessa posizione cauta che ha avuto la Chiesa davanti alle magnifiche chiamate soprannaturali (visioni, apparizioni, rivelazioni private) è lecito e prudente prenderla anche davanti a quello che narrò Santa Caterina. Da quella posizione della Chiesa si può fare una rilettura, contemporaneamente critica e rispettosa, del messaggio della Rue du Bac. La psicologia profonda avrebbe qualcosa da dire a riguardo, se facciamo attenzione a certe circostanze che ci furono intorno a quello che ci racconta la vedente. Il 21 aprile 1830 entrò nel seminario. Quattro giorni dopo ebbe luogo la solenne e massiva traslazione delle reliquie di San Vincenzo dalla cattedrale di Parigi alla Cappella nella quale riposano attualmente. Ottocento Figlie della Carità parteciparono a quella traslazione. Seguì una novena davanti alle reliquie alla quale partecipò Santa Caterina. Fu durante la novena che vide il cuore del Santo su un reliquario che avevano collocato sull'altare della cappella della Rue du Bac. La reliquia esposta era un pezzo dell'avambraccio, poiché il cuore, allora, si conservava a Lione. L'interpretazione che Caterina diede ai distinti colori con i quali gli fu presentato quel cuore, e che ella vincolò coi tragici avvenimenti imminenti, la mise per iscritto 26 anni dopo e passati già quei fatti tragici. Il 18 Luglio, giorno della prima apparizione della Vergine durante la notte, la Sorella Direttrice del Seminario parlò ai seminaristi della devozione ai santi e alla Vergine. Caterina racconta che quello l'ispirò un gran desiderio di vederla. La direttrice aveva ripartito ad ogni seminarista una reliquia del Santo -un pezzo di tessuto - che Caterina inghiottì. Ella racconta: “mi addormentai col pensiero che San Vincenzo mi facesse la grazia di vedere la Vergine”. Ed in seguito narra la prima apparizione. Del bambino che l'accompagnò dice: “credo che quello bambino era l'angelo del guardiano.. perché aveva pregato molto affinché mi facesse questo favore”. 10 Tutte queste circostanze giustificano almeno alcune domande: È autentica l'apparizione che narrò Santa Caterina? Fu un sogno? Visione soggettiva od obiettiva? simbolica o reale? Vide realmente la persona della Vergine o fu un prodotto della sua immaginazione? Lo stesso Laurentin si fa queste domande.11 Gli argomenti e spiegazioni a favore che dà questo teologo possono convincerci o no; secondo la mia opinione sono deboli. Ma egli assicura che ha studiato seriamente questi temi analizzando rigorosamente i documenti e che è giunto alla seguente conclusione: “Le apparizioni furono un'esperienza sincera di Santa Caterina... L'autenticità della sua vita conferma quella delle apparizioni "12 in tutti i casi le stimo autentiche”. 13 Il P. Pedro Coste, segretario ed archivista della Congregazione della Missione (1873-1935), storiografo che alcuni tacciarono essere razionalista, potrebbe capeggiare la lista dell'opinione contraria.14 Lo stesso P. Aladel in principio non diede importanza a quello che Caterina gli raccontò. A partire dalla riflessione che in relazione alle apparizioni e visioni fanno teologi attuali non sospetti di razionalismo né di credulità, una rilettura del messaggio della Rue du Bac, ci porterebbe a questa conclusione. Santa Caterina ebbe esperienze spirituali straordinarie. Le visioni che ebbe del Signore e della Vergine non poterono essere corporee, perché la sua condizione di “glorificati” sorpassa la corporalità. Questo non significa che non fossero vere. Si trattò di esperienze sincere soggettive che ben potevano essere stimolate da cause esterne soprannaturali. Cioè che non furono prodotte dall'immaginazione della vedente bensì suscitate da un'azione speciale di Dio, anche se avesse potuto dare una determinata predisposizione psicologica di Santa Caterina. Tali esperienze mistiche personali potè percepirle e sperimentarle solo lei, e non le altre Sorelle che stavano nella preghiera comunitaria, perché tali fenomeni spirituali non si percepiscono attraverso gli occhi e l’udito bensì grazie ad una percezione personale interna. Laurentin afferma che “una rivelazione privata, anche quando dia un'impressione uditiva, non passa attraverso vibrazioni trasmesse dall'atmosfera, captabili per un terzo. Raggiunge direttamente la sensazione più che i sensi, la percezione stessa più che l'organo”. 15 Si potrebbe affermare, dunque, che appartengono non all'ordine obiettivo fisico e corporeo bensì al soggettivo e spirituale. D'altra parte, bisogna affermare che benché la Chiesa abbia istituito la festa liturgica ed abbia approvato la Medaglia, ciò non equivale al riconoscimento dell'autenticità delle apparizioni. Significa che in quella devozione non c'è niente di contrario alla fede, ma può favorire la crescita della vita cristiana. Santa Caterina fu canonizzata per la santità della sua vita e non per le apparizioni che narrò. c) Il segno della Medaglia Miracolosa Sotto l'epigrafe del “messaggio della Rue du Bac” bisognerebbe includere, logicamente, tutto quello che Caterina raccontò nei racconti che scrisse sulle distinte visioni che ebbe in quel luogo. Ma, in realtà, la storia posteriore si è incaricata di concentrare tutto quel messaggio intorno alla Medaglia. Le stesse preoccupazioni della vedente, durante la sua vita posteriore ai fatti, si incentrarono più nel fatto che si compì fedelmente al mandato della Vergine di coniare una medaglia, che nei messaggi ricevuti nelle altre apparizioni. Due fatti ci sorprendono specialmente nel metterci di fronte alla Medaglia: la ricchezza dei simboli che contiene e la sua rapida diffusione. “Supponiamo, scrive J. Guitton che qualcuno avresse chiesto ad un pittore o un poeta di fare una Medaglia che contenesse il massimo di insegnamenti e contemporaneamente il minimo di tratti e di segni che sia intelligibile per tutti i cristiani, qualunque fosse la loro cultura... Supponiamo che ci sia un concorso su una Medaglia così. È probabile che i risultati sarebbero stati inferiori a quelli della Medaglia vista nell'estasi da Caterina. È difficile trovare maggiore ricchezza che quella che contiene e suggerisce questa Medaglia”. 16 Uno degli argomenti a favore dell'autenticità della “visione” della Medaglia che ci narrò Santa Caterina è precisamente la quasi impossibilità che quella giovane campagnola, incolta o non esperta in questioni bibliche e teologiche, potesse essere ella stessa l'autrice di tale invenzione. 17 In un piccolo spazio ed in una forma minuscola si trova nella Medaglia tutta la mariología e l’essenziale della rivelazione cristiana. Alcuni l’hanno chiamata una “bibbia in piccolo” ed un “catechismo del popolo”. I passaggi biblici che, senza forzare i testi né i simboli, c'evocano il dritto ed il rovescio della Medaglia sono: la donna dalle dodici stelle, con la luna ai suoi piedi che calpestano un serpente, secondo la descrizione dell'Apocalisse; 18 la promessa di un discendente di donna conquistatore di Satana fatta già nella Genesi 19; la profezia dell'anziano Simeone nel tempio: “Ed a te una spada ti attraverserà l'anima” (cuore oltrepassato) 20; la presenza attiva ed inseparabile di Maria nel momento culminante dell'opera redentrice realizzata da Cristo nel calvario 21 (croce intrecciata con la M ed i due cuori); il mistero dell'Immacolata Concezione proclamato nella giaculatoria “Oh Maria concepita senza peccato; la funzione di Maria come intercessora e distributrice del Dono divino della grazia come a Cana 22 (globo nelle mani e le braccia aperte rovesciando raggi di luce sulla terra); Madre del Redentore e di quelli redenti (Chiesa) o la nuova Eva unita al nuovo Adamo per la nascita della nuova umanità (i due cuori e la croce intrecciata con la M, lo stesso atteggiamento delle braccia e delle mani aperte rovesciando la luce sulla sfera ai piedi, o nel circolo delle dodici stelle come simbolo dei dodici apostoli etc.) Come abbiamo già detto prima, quando una rivelazione privata è autentica non fa altro che confermare e ricordare la rivelazione Biblica. Nel caso della Medaglia, è l'opera redentrice di Cristo - mistero di amore e di dolore - e la collaborazione inseparabile della Madre quello che è rappresentato simbolicamente e semplicemente nella Medaglia. Una rilettura attuale della Medaglia dovrà fare anche riferimento agli insegnamenti della Chiesa sulla devozione ed il culto per Maria. Paolo VI pubblicò l'Esortazione Apostolica “Marialis cultus” (1974) con la finalità di promuovere il rinnovamento del culto per Maria. In lei intercede per dare solidità a detto culto centrando la figura di Maria nella Sacra Scrittura e nella Liturgia, insieme come una difesa delle manifestazioni di devozione con le quali la onora il popolo semplice. 23 Giovanni Paolo II pubblicò l'Enciclica “Redemptoris Mater” (1987) come preparazione dell'anno mariano 1988. In lei risalta il posto di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa e mette l'accento nella sua condizione di pellegrina della fede come noi. Questi due documenti dei Papi non sono altro che l'eco di quello che pochi anni prima aveva insegnato su Maria il concilio Vaticano II nel capitolo ottavo della Costituzione dogmatica Lumen Gentium. Una rilettura dei simboli che contiene la Medaglia alla luce di questi insegnamenti della Chiesa può contribuire a dare solidità biblica ed a centrare la devozione di Maria insieme alla nostra fede, cioè, al mistero di Cristo e della Chiesa. Un altro fatto che sorprende nella storia della Medaglia è la sua rapida propagazione nel paese. Il 30 giugno 1832, l'orafo Vachette consegnò le prime millecinquecento medaglie. Aveva ricevuto l'incarico dal P. Aladel. La vedente, guardandola, disse: “che non si cambi niente e che si diffonda”, anche se il suo disaccordo perché non era stato rappresentato il globo nelle mani della Vergine come lei l'aveva percepito nell'apparizione.24 A quella prima tiratura ne seguirono rapidamente altre, coniate non solo a Parigi, ma anche in altre città e nazioni. Solo in Francia, tra il 1832 ed il 1836, si distribuirono dodici milioni di medaglie. È impossibile calcolare il numero di quelle distribuite fino ad oggi in tutto il mondo. In realtà, acquisire e portare una medaglia della Vergine è sinonimo di una Medaglia Miracolosa. A tanta rapida diffusione contribuirono in primo luogo le Figlie della Carità nei loro ospedali e scuole. Nel 1836 contò sull’appoggio ufficiale dell'arcivescovo di Parigi che scrisse un'ordinanza nella quale esortava tutti i suoi fedeli a portare la Medaglia. Il 7 dicembre 1838 fu approvata dal Papa Gregorio XIV. Ma questo non spiega tanta rapida e prodigiosa diffusione. La ragione prima bisognerà cercarla nella necessità di simboli che ha sentito sempre il popolo semplice nel momento di esprimere la fede. Attraverso segni e simboli passa dal visibile all’invisibile, quello che avviene in realtà perfino nella celebrazione dei sacramenti. La psicologia e la stessa riflessione teologica mettono in risalto oggi l'importanza dei simboli per l'espressione ed l’incarnazione della fede. Nella Medaglia il popolo trovò alcuni simboli chiari e semplici, come: il cuore, la croce, il gesto materno delle braccia aperte che accolgono e danno, il bene e il male, la grazia ed il peccato, l'allegria ed il dolore. A questo proposito scrive Jean Guitton: “La Medaglia consiste in questo: è un simbolo di tutto; un segno di unione. Possono portarla il saggio e lo sciocco, il saggio e l'ignorante, il credente e perfino il non credente. Ratisbona si burlava pensando che la Medaglia non significava niente, ed in un attimo avrebbe significato tutto per lui”. 25 E lo stesso autore fa questa affermazione che ispirerà il titolo del suo libro: “Il significato di quei simboli è il superamento di ogni superstizione”. 26 Alla rapida ed estesa propagazione contribuirono, soprattutto, le numerose conversioni e guarigioni che si attribuivano alla Medaglia. Quel segno che cominciò come preludio ed impulso della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione (1854), si diffuse tra il popolo come quella Medaglia Miracolosa. Non si può negare che Dio si sia potuto servire dalla Medaglia come mediazione della sua azione e della sua grazia salvatrice. Tuttavia, una rilettura attuale del messaggio della Rue du Bac non deve privilegiare l'aspetto miracoloso della Medaglia. Il rischio di superstizione e di prenderla come oggetto magico è una tentazione che può nascondersi sotto il nome di “miracolosa”. Una rilettura del messaggio della Medaglia dovrebbe includere una revisione di certe espressioni e devozioni che mettono più l'accento nell'aspetto miracoloso della Medaglia che nella convinzione di essere un segno sensibile che ci ricorda ed avvicina a Maria come cammino che ci porta a Cristo, la stessa cosa che Ella fece e disse a Cana: “Fate quello che mio Figlio vi dice”. 27 Una rilettura attuale del messaggio della Rue du Bac, concentrato nella Medaglia come sua espressione privilegiata, potrebbe assumere queste due affermazioni tanto rispettose come equilibrate. La prima del teologo R. Laurentin. Dice così: “La Medaglia è un segno ausiliare della contemplazione e del compromesso. Non è un segno obbligatorio né una necessità per la salvezza. È uno di quei vincoli liberi e gratuiti che ogni cristiano può scegliere, secondo la via spirituale per la quale Dio lo chiama, tra i mezzi che meglio gli servono per il cammino. Si paragonerebbe a piccoli e gratuiti segni di amicizia: un ricordo, una foto, una lettera conservata nel portafoglio o nel segreto della scrivania”. 28 La seconda è di Jean Guitton: “Nessuno è obbligato ad andare alla Rue du Bac, né ammettere che la Sorella Caterina ha visto la Vergine, né che quella Medaglia sia miracolosa che regoli i casi, e, ancora meno, che cambi le leggi del cosmo”. 29 Ma lo stesso autore scrisse un libro sul messaggio della Rue du Bac per dimostrare la necessità che ha la fede di mediazioni esterne. La Medaglia Miracolosa può essere una di quelle mediazioni. Intenzionalmente, il libro si intitola “La Rue du Bac o la superstizione superata”.
Una rilettura del messaggio della Rue du Bac per il nostro tempo (parte seconda) di P. Fernando Quintano, CM III. Una rilettura del messaggio agli inizi del terzo millennio Si tratta di rileggere il messaggio della Rue du Bac alla luce delle nuove situazioni che ci sono nel mondo e nella Chiesa. Sono segni di questo tempo attraverso i quali Dio ci sta parlando. Non si tratta, come già abbiamo detto nell'introduzione, che dal messaggio della Medaglia deduciamo la risposta adeguata a tutte le sfide a cui ci espone il terzo millennio. Ma si tratta di lasciarci interpellare, di ascoltare e tentare di rispondere a quello che ci chiede la Chiesa come risposta alle nuove situazioni. E ciò in connessione e coerenza col messaggio della Medaglia, da una rilettura dei suoi simboli e del significato alla luce della realtà storica al principio del terzo millennio. Dove dovrà mettere oggi l'accento l'Associazione della Medaglia Miracolosa come risposta alla chiamata che Giovanni Paolo II ha diretto a tutta la Chiesa nella sua lettera ”Novo Millennio Ineunte” (6 gennaio 2001). Perché essere un'associazione ecclesiale significa che vibra con le gioie e speranze, inquietudini missionarie ed orientamenti pastorali della Chiesa. E tutto questo è il contenuto di questa lettera e che il Papa ha diretto a vescovi, sacerdoti, religiosi e laici. Si tratta di una lettera nella quale innanzitutto Giovanni Paolo II c'invita a dare grazie a Dio per le grazie che ha dispensato durante l'anno di celebrazione del Grande Giubileo. Ma, inoltre, il Papa guarda al futuro e formula alcune linee di azione che daranno un nuovo impulso alla missione della Chiesa nel terzo millennio. Perciò chiede d’intraprendere un'efficace programmazione pastorale postgiubilare.30 Quali sarebbero, tra le numerose proposte di detta lettera, quelle che dovrebbe assumere l'Associazione come una rilettura attuale del messaggio della Medaglia?. Tentiamo di raggrupparli in due blocchi, partendo da altri due momenti differenti del messaggio della Rue du Bac. a) “Avviciniamoci ai piedi di questo altare; qui le grazie saranno concesse particolarmente alle persone che le chiedono” Queste sono alcune delle parole che ascoltò Santa Caterina durante l'incontro con la Vergine nella notte del 18-19 Luglio 1830. Nella liturgia cattolica l'altare rappresenta Cristo. Dopo l'avvicinamento a Cristo, i mezzi per arrivare a lui e coltivarlo e le conseguenze che si deducono da tale incontro costituiscono la parte centrale della lettera del Papa e la prima linea di azione che deve incoraggiare tutti i progetti pastorali della Chiesa in questo terzo millennio. Il Papa incoraggia ad “utilizzare tutte le risorse della nostra intelligenza e capacità operativa nel nostro servizio per la causa del Regno”; ma contemporaneamente avvertiamo la tentazione del “fare per fare” e di pensare che i risultati dipendono dai nostri sforzi e programmazioni. Senza Cristo non possiamo fare niente.31 Perché “davanti alle sfide di questo tempo non ci salverà una formula, ma una Persona (Cristo) e la certezza che ci infonde: Io sto con voi!”. 32 Per questo, tutto il capitolo secondo della lettera del Papa è dedicato alla contemplazione del volto di Cristo, perché “gli uomini del nostro tempo, magari non sempre coscientemente, chiedono ai credenti di oggi non solo di “parlare” di Cristo ma in un certo modo di farcelo “vedere”. 33 Di quel Cristo contemplato ed amato germoglierà un rinnovato impulso della vita cristiana. Solo Lui è la roccia ferma sulla quale costruire la nostra vita di credenti e quello che c'invita a continuare la sua missione. A partire da questa centralità di Cristo, tutti i programmi pastorali devono priorizzare e spingere la santità come vocazione di ogni cristiano a partire dal battesimo. 34 Perché “domandare al catecumeno vuoi ricevere il battesimo significa contemporaneamente domandargli vuoi essere santo?” 35. <:i> Ed in seguito il Papa presenta il discorso come pedagogia della santità. 36 Cominciando questo terzo millennio, il Papa invita tutti i cristiani “ad un rinnovato compromesso di preghiera”.37 Perché essere persone di preghiera non è esclusiva dei consacrati. “Si sbaglia chi pensa che i laici possono conformarsi con una preghiera superficiale incapace di riempire la propria vita. Specialmente davanti a tanti modi in cui il mondo di oggi mette alla prova la fede, non saranno solo cristiani mediocri, bensì “cristiani che rischiano”. Correranno il rischio che la loro fede si affievolisca progressivamente e magari finisca per cedere alla seduzione dei surrogati, accogliendo proposte religiose alternative e transigendo perfino con forme stravaganti di superstizione. È necessario, dunque, continua a dire il Papa, che l'educazione della preghiera si converta in qualche modo in un punto determinante di ogni programmazione pastorale”. 38 Per questo motivo chiede che “le comunità cristiane arrivino ad essere autentiche scuole di preghiera”. 39 Tanto la chiamata alla santità come l’essere persone di preghiera, devono orientare e modellare la vita di ogni cristiano. 40 Dicasi lo stesso dell'Eucaristia domenicale e del sacramento della Riconciliazione intesi “non come semplice compimento di un precetto, bensì come necessità di una vita cristiana veramente cosciente e coerente” 41. E davanti alla possibile tentazione di una spiritualità intimista, individualista e disincarnata, il Papa ricorda il lato etico-sociale della fede e dell'attestazione cristiana, come esigenze della carità e del mistero dell'Incarnazione di Cristo. 42 Tutte questi linee di azione che segnala il Papa per tutta la Chiesa del terzo millennio non sono altri che il messaggio della Rue du Bac. Certamente che l'Associazione della Medaglia Miracolosa deve fomentare prioritariamente l'autentica devozione a Maria. Ma il suo invito “ad avvicinarci ai piedi di questo altare”, “a chiedere grazie in abbondanza” sono, innanzitutto, un invito ad avvicinarsi a Cristo ed alla preghiera. I segni che si trovano sul rovescio della Medaglia, in concreto la croce e la M, confermano l'espressione “a Gesù da Maria”. L'Associazione dovrà fomentare l'autentica devozione a Maria. E ciò implica, in primo luogo, collocarla nel posto che occupa dentro il mistero di Cristo e nella dimostrazione della fede cristiana. Lì Maria è la perfetta seguace di suo Figlio, la prima cristiana, pellegrina della fede come noi, quella che seppe fare della sua vita un culto per Dio e del culto un compromesso di vita. Per questo motivo è un esempio per ogni discepolo di suo Figlio. Due brevi osservazioni e deduzioni in relazione con quello che stiamo dicendo. 1ª: La devozione ed il culto a Maria fanno parte dell'insieme della nostra fede. Non invano abbiamo alcuni dogmi mariani. Non è qualcosa di accidentale come può essere la devozione a tal santo o ad un altro. Per questo motivo si potrà relativizzare la devozione in determinate espressioni mariane (Medaglia Miracolosa, scapolare del Carmen etc.) , ma non la devozione ed il culto a Maria. 2ª: La Vergine promise a Santa Caterina che avrebbe mandato grazie abbondanti su chi le avesse chieste con fiducia e su chi avesse portato con devozione la Medaglia. Ma questo non equivale ad un'assicurazione sulla vita temporanea o eterna. La Medaglia e la ripetizione della sua giaculatoria non ci esimono dal vivere come cristiani né ci liberano dai rischi e pericoli ai quali siamo esposti come gli altri mortali. È degli autentici devoti della Medaglia Miracolosa della Rue du Bac ai quali si è affermato e scritto che devono avere “superata la superstizione”. Che magari questo non sia solo un buon desiderio bensì una realtà. Con varie delle linee di azione che propone il Papa coincidono alcune delle sfide che lancia il nostro Superiore Generale, P. Maloney, ai secolari vincenziani: “Siate autentici credenti della parola di Dio e compietela”; “Siate ben formati”; “Siate sacri”. E riferendosi in concreto ai laici dell'Associazione chiede loro: “Propagate un'autentica devozione a nostra Signora che la Famiglia Vincenziana riconosce come Vergine Miracolosa... Fate dei rispettivi centri locali posti di preghiera, di formazione permanente -includendo la dottrina sociale della Chiesa - di appoggio mutuo nella fede. 43 b) “Sosteneva nelle sue mani una palla che rappresentava la sfera terrestre” Santa Caterina descrive la sua visione della seconda apparizione della Vergine -quella che ha dato origine alla Medaglia Miracolosa - risaltando due atteggiamenti di Maria: presentando nelle sue mani a Dio il simbolo del mondo e inviando scintillii di luce sulla sfera sulla quale si appoggiavano i suoi piedi. Sotto questa frase della vedente che prendo come sottotitolo di quello che segue, voglio includere un secondo blocco nel quale vengono racchiuse le restanti linee di azione che il Papa propone da includere in tutti i programmi pastorali del terzo millennio. Può essere che tale sottotitolo vi sembri convenzionale ed adattabile, e avete ragione. Ma in questo caso, la cosa importante non è il sottotitolo ma le priorità. Varie di esse conservano una relazione diretta con la nostra identità vincenziana, con la missione che abbiamo nella Chiesa e nel mondo. Perché una circostanza importante del messaggio della Rue du Bac è che chi lo acquisì e lo trasmise fu una Figlia della Carità, un membro della Famiglia Vincenziana. Dire Famiglia Vincenziana è sentirsi radicalmente rimessi ai poveri, alla missione di essere nella Chiesa e nel mondo apostoli della carità. Tale è il tratto principale della nostra identità cristiano-vincenziana. Sarà solo qualcosa di accidentale nel messaggio della Rue du Bac quello che la Vergine condivise con Santa Caterina, Figlia della Carità, il suo dolore compassionevole davanti alle disgrazie che Lei avvicinava? La terza parte della lettera del Papa si intitola “Testimoni dell'amore”. E comincia con queste parole di Gesù: “in questo conosceranno che siete i miei discepoli: se vi amate gli uni con gli altri”.44 Se veramente abbiamo contemplato il volto di Cristo, la nostra programmazione pastorale si ispirerà al comandamento nuovo che Egli ci ha dato: “amatevi come io vi ho amati”. Giovanni Paolo II, facendosi eco delle parole di San Paolo, dice: “Molte cose saranno necessarie per il cammino storico della Chiesa in questo nuovo secolo, ma se manca la carità tutto sarà inutile”.45 Essere testimoni dell'amore all’inizio del terzo millennio e nelle situazioni che vive la Chiesa ed il mondo, si concretizza, secondo il Papa, in una “spiritualità di comunione tra tutti i membri dell'unico popolo di Dio”, 46 nell'impegno per l'ecumenismo47 e nel dialogo interreligoso48, nella pastorale familiare, vocazionale e laicale49. Non risulta strano in tutto questo l'atteggiamento di Maria che offre a Dio il mondo tra le sue mani ed i raggi luminosi che discendono fino alla sfera dai suoi piedi. Quelle sfere e le dodici stelle sono simboli che esprimono totalità ed unità. Due affermazioni del Papa dovranno avere un'eco speciale nella Famiglia Vincenziana: 1ª: “Il secolo ed il millennio che cominciano dovranno dimostrare ancora fino a che punto può arrivare la carità verso i poveri”50. La fedeltà della Chiesa a Cristo si dimostra nell'opzione preferenziale per i poveri ed in una carità operante tanto o più che in una fedeltà alla dottrina. 2ª: “La carità richiede una maggiore creatività. È l'ora di una nuova immaginazione della carità che promuova non tanto e non solo l'efficacia degli aiuti prestati, bensì la capacità di diventare vicini e solidali con chi soffrono, affinché il gesto di aiuto sia percepito non come elemosina umiliante, bensì come un condividere fraterno... L'annuncio del vangelo, essendo ancora la prima opera di carità, corre il rischio di essere incompreso o di annegare in un mare di parole al quale l'attuale società della comunicazione ci sottomette ogni giorno. La carità delle opere corrobora la carità delle parole”. Per poca conoscenza che si abbia della dottrina vincenziana, è sicuro che in tutti noi, ascoltando queste parole del Papa, hanno risuonato quelle di San Vincenzo. Per esempio: “la creatività” e “l'immaginazione della carità” non sono altro che l'eco dell' “amore inventivo fino all'infinito”; “l'elemosina che non umilia” ci ricorda che “aiutando i poveri non facciamo altra carità che giustizia”; “la carità corroborata dalle opere” ci riporta all'amore affettivo che diventa effettivo nel servizio integrale ai poveri”. Come vediamo, è il Papa che sta suggerendo ai vincenziani come fare una rilettura del messaggio della Rue du Bac. Il globo nelle mani della Vergine significa il mondo. I raggi di luce che partono dalle sue mani aperte simbolizzano le grazie. Ho già rappresentato alcune delle altre inquietudini e proposte del Papa: promuovere in tutto il mondo la civiltà dell'amore e la cultura della solidarietà. Con questo sta in sintonia anche il P. Maloney quando chiede ai laici vincenziani: “Siate creativi”, “siate inventivi nel servizio e di fronte alle necessità che scoprite”, “fate che le opere di carità, giustizia e pace risplendano in tutte le opere della Famiglia Vincenziana”. La Famiglia Vincenziana è formata da milioni di membri appartenenti ai distinti rami che integrano quel grande albero della carità. Non è nessun sogno irrealizzabile cercare di formare tra tutti una rete di carità che avvolga il mondo intero. L'unione in rete già iniziata da tutta la Famiglia Vincenziana per contribuire a sradicare la fame nel mondo è solo una dimostrazione concreta. Davanti alla sfida della globalizzazione dell'economia -e deplorevolmente della povertà - la Famiglia Vincenziana vuole assumere la sfida di collaborare nella globalizzazione della carità. Gli incredibili progressi dell'informatica non stanno facilitando e richiamando i vincenziani -in concreto ai milioni di membri dell'Associazione della Medaglia Miracolosa - a “rimetterci” in una corrente mondiale di carità creativa in favore dei poveri?. Conclusione Una rilettura del messaggio della Rue du Bac è necessario se non vogliamo che rimanga circoscritto alla ridotta cornice di un tempo e di un luogo. E’ certo che la rivelazione privata della quale fu testimone Santa Caterina non appartiene alle verità della Grande Rivelazione, bensì alla dimensione carismatica e profetica della Chiesa. Una rilettura deve rispettare l’essenziale del messaggio per non cadere in snobismi e capricci nel tentativo di aggiornarlo. Contemporaneamente, la sua carica di profetismo ci spinge a rileggerlo alla luce dei segni dei tempi, delle nuove situazioni ed insegnamenti della Chiesa, della teologia, dell'esegesi biblica, delle scienze umane... se non vogliamo cadere in sclerosi archeologica o in fondamentalismi. Da questi punti abbiamo tentato di fare questa rilettura. Chissà forzando un po' due frasi testuali del messaggio, -ma credo senza introdurre niente di strano ai simboli che contiene la Medaglia - abbiamo messo l'accento nella coerenza di quei simboli con le linee di azione che ha proposto il Papa affinché siano comprese nei programmi pastorali di tutte le comunità ecclesiali. L'Associazione della Medaglia Miracolosa è una di esse. Sarà bene che finiamo la conferenza ripetendo la nostra fiducia nella poderosa intercessione della Vergine della Medaglia Miracolosa e chiedendole la grazia che l'Associazione sappia concretizzare quelle linee di azione che ha segnato il Papa per la Chiesa del terzo millennio iniziato. P.FERNANDO QUINTANO, C. M. 1 cf. Miguel Lloret. Echi della Compagnia. Giugno 1980, pag. 155-163; febbraio 1988, pag. 85-94. A Feuillet, Spirito e Vita Nº 49, 4 Dicembre 1980, pag. 657-675. J. P. PRAGER, C. M. Maria dei Poveri; una rilettura della Medaglia Miracolosa partendo dalla periferia. Annali della Congregazione della Missione e delle Figlie della Carità. Madrid, Dicembre 1994, pag. 513-519. Approssimazioni sul tema si possono trovare in Jean Guitton, La superstizione superata. Ed. CEME, Salamanca 1973 e R. Laurentin, in Le Apparizioni della Vergine Maria a Santa Caterina Labouré (vari). Salamanca 1981, pag. 127-157. 2 cf. G e S. 1. 3 Jean Guitton, La superstizione superata. Ed. CEME, 11973, pag. 74-75. 4 Idem, pag. 148. 5 Idem, pag. 151. 6 1 Gv. 4, 1. 7 1 Tes. 5, 19-21. 8 Tale è l'espressione che utilizzò la Sacra Congregazione dei Riti riferendosi alle Apparizioni di Lourdes in una dichiarazione del 12 maggio 1877. 9 Jean Guitton, o. c. pag. 11. 10 cf. J. Guitton, o. c. pag. 54-56. 11 cf. R. Laurentin, o. c. pag. 140-145. 12 cf. R. Laurentin, o. c. pag. 139. 3 cf. R. Laurentin, o. c. pag. 146. 4 In una nota indirizzata alla Sacra Congregazione dei Riti (2 Luglio 1930) si chiede di respingere la causa di canonizzazione di Santa Caterina e vengono enumerati alcuni difetti che, secondo la Congregazione, impedivano la canonizzazione e che non davano credito alle apparizioni. 5 R. Laurentin, o. c. pag. 143. 6 J. Guitton, o. c. pag. 83-84. (17) Nella chiesa diedi Fain-essi-Moutiers se conserva un quadro che rappresenta l'Immacolata con abbastanza simile al dritto della Medaglia e che potè contemplare Santa Catalina nella sua infanzia. 8 cf. Ap. 12. 9 cf. Ge. 3, 15. 20 Lc. 2, 25. 2 cf. Jn. 19, 25-27. 22 Cf. Jn. 2, 1-12. 23 En carta del 31 de Diciembre de 1976, Pablo VI escribió a la Madre Rogé: «Me alegro al exhortar vivamente a la Compañía de las Hijas de la Caridad y a la Congregación de la Misión a que hagan fructificar hoy esa preciosa herencia (la Medalla) siguiendo los caminos trazados por mi en la Exhortación Apostólica Marialis cultus». 24 cf. R. Laurentin, o. c. pag. 117. 25 Jean Guitton, o. c. pag. 88. 26 Idem, pag. 86. 27 En el diálogo con R. Laurentin que siguió a su conferencia dada en Salamanca durante la IX Semana de estudios vicencianos (9-13 de julio de 1980), refiriéndose a no acentuar el aspecto milagroso de la Medalla resaltó la vida oculta y de servicio que llevó Santa Catalina, lo cual presentó como una prueba de la autenticidad de las apariciones. Y añadió: al regresar a su casa de Reuilly la vidente, después de la última visita que realizó a la Capilla de la Rue du Bac, se cayó y se rompió el brazo. 28 R. Laurentin, o. c. pag. 156. 29 cf. J. Guitton, o. c. pag. 10. 30 NMI nº 15. 31 NMI nº 38. 32 NMI nº 29. 33 NMI nº 16. 34 NMI nº 30. 35 NMI nº 31. 36 NMI nº 32. 37 NMI nº 38. 38 NMI nº 34. 39 NMI nº 32. 40 NMI nº 39. 4 NMI nº 35-37. 42 NMI nº 52. 43 P. R Maloney, Mensaje a la Asociación de la Medalla Milagrosa de España. Anales, julio-agosto 1994, pág. 290. 44 Jn. 13, 35. 45 NMI nº 42. 46 NMI nos. 43-45 47 NMI nº 48 48 NMI nos 55-56. 49 NMI nos 46-47. 50 NMI nº 49. 51 NMI nº 50-51. 52 Cf. P. Maloney. Anales, marzo-abril 2001, pag. 187-188 |
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