Menu PrincipaleLa Consacrazione Mariana NELL'A.M Processi Formativi nella Gioventù Mariana Vincenziana Ruoli e Compiti L’Accompagnamento personale nell’Associazione Mariana Una rilettura del messaggio della Rue du Bac per il nostro tempo Antivirus |
La prima Assemblea Generale della Gioventù Mariana Vincenziana, tenutasi nell’agosto del 2000 a Roma, chiese che” dal Consiglio e dalla Segreteria Internazionali si creassero linee generali per la formazione, attraverso delle tappe. Ogni Consiglio Nazionale li concretizzerà e svilupperà, partendo dalla sua realtà e dalle sue necessità. Questo progetto di formazione a livello nazionale valuterà, soprattutto la dimensione umana, ecclesiale, missionaria, mariana e vincenziana”. Si disse anche che “ nei nostri programmi di formazione terremo in grande considerazione la dimensione sociale, in maniera tale che svilupperemo una conoscenza critica e profetica della realtà. Manterremo su questa nostra ottica mariana e vincenziana, e da essa, cercheremoazioni concrete di servizio e di denuncia profetica”.1 Rispondendo a questa richiesta il Consiglio Internazionale presenta ai Consigli Nazionali questo documento di lavoro in forma di consultazione, per la sua discussione e revisione durante i prossimi cinque mesi, con la finalità di promuovere una serena riflessione riguardo ai processi formativi che stiamo sviluppando e giungere ad un consenso a proposito dei criteri comuni che garantiranno la coordinazione e l’unità degli agentidel lavoro formativo in tutta l’Associazione. Affinché questi processi rispondano alla realtà, alla cultura e alle necessità dei giovani in ciascun paese, crediamo che sarà più proficuo e realista tracciare insieme delle linee generali ( aperte, flessibili e rispettose con la storia e la realtà dell’Associazione in ciascun paese), affinché dopo siano i Consigli Nazionali coloro cheelaborano o revisionano il loro proprio progetto formativo. A questo fine, offriamo anche il bozzetto di un”itinerario modello” di maturazione nella fede per coloro che si iniziano alla G.M.V., perché crediamo che possa servire da referenza o orientazione, soprattutto in quei paesi dove l’Associazione comincia appena a camminare. Siamo convinti che entrare in questo processo di riflessione e auto-valorizzazione sarà di utilità per tuttie darà luce nel momento di sistemare o valorizzare i nostri processi formativi.
L’Associazione della Gioventù Mariana Vincenziananasce nella Chiesa come un desiderio della Vergine, che invita la Famiglia Vincenziana ad evangelizzare gli adolescenti e i giovani, specialmente i più poveri, abbandonati e in situazioni a rischio, quelli delle classi popolari. Questa scelta ci posiziona nel caratteristico del carisma vincenziano ed è parte costitutiva della natura propria dell’Associazione. La nostra prima Assemblea Generale, celebrata nell’agosto dell’anno 2000 a Roma, ci ha invitato a riconoscere chela chiave per il futuro della G.M.V.consiste nell’organizzare e arricchire i nostri programmi di formazione, in maniera che questi siano capaci di generare nei giovani:
L’esperienza ci dice che quanto meno cristiano è l’ambiente dove deve svilupparsi la vita di un bambino, di un adolescente o di un giovane, più ha necessità di ambiti educativi alternativi per iniziarsi o maturare nella fede. Per questo, la Chiesa chiede oggi alle associazioni e ai movimenti, tra gli altri compiti, “l’impegno catechetico E LA CAPACITà PEDAGOGICA PER FORMARE I CRISTIANI”. La G.M.V tenta di dare una risposta alla chiamata della Chiesa offrendo agli adolescenti e ai giovani uno spazio propizio per la loro crescita integrale, uno stile di vita cristiana, un’esperienza diChiesa giovane, un compromesso in favore degli altri giovani e dei più poveri, con lo stile peculiare della Famiglia Vincenziana.
*La Maturazione Umana e Cristiana:
-Educazione sulle relazioni con gli altri, a partire dalla vita nei gruppi -Aprirsi agli altri e scoprirsi chiamato a far parte del popolo di Dio, -Coltivazione degli elementi della vita ecclesiale, -Integrarsi nella vita della comunità cristiana concreta (parrocchia e Diocesi), -Assecondare responsabilmente gli orientamenti dei pastori e prendendo come propri gli interessi della Chiesa Locale e Universale.
-che dalla successione di Gesù Cristo come evangelizzatore dei poveri, -vive e prega come Maria, assumendo la spiritualità del Magnificat, dagli atteggiamenti concreti di carità, umiltà, disponibilità e semplicità. -optando per la carità che è divenuta servizio e auto-promozione.
-Analisi critico-credente della realtà -Conoscenza delle attitudini al servizio e all’evangelizzazione. -Esercizio della nostra azione apostolica negli ambienti giovanili e tra i più abbandonati. -Impegno socio-politico per costruire un nuovo modello di società, basato nella giustizia. -Vivere l’universalità in chiave di cooperazione missionaria e di disponibilità per andare dove la Chiesa e i poveri hannobisogno di noi. 1.6. Questi itinerari hanno come ambito privilegiato della realizzazione: il gruppo. Per la G.M.V. la vita e il lavoro nel gruppo è qualcosa di più di un espediente metodologico; è un elemento basico in quanto nel gruppo i giovani incontrano uno spazio personalizzante, di comunicazione, un luogo di crescita e comunione.Noi crediamo che il gruppo sia un mezzo privilegiato per:
Il gruppo di credenti che vive della fede e si ama effettivamente è oggi il maggior segno evangelizzatore e lo strumento più chiaro di iniziazione alla vita cristiana. Perciò, vogliamo favorire la creazione e l’animazione dei gruppi, dove i giovani possano condividere le loro esperienze di vita, maturare nella fede e assumere un impegno a favore della Chiesa e della società. 1.7. L’esperienza ci ha insegnato che non possiamo cifrare tutte le nostre energie nell’occuparsi del gruppo, lasciando che il giovane si diluisca in esso; è necessario accompagnare anche processi individualizzati. L’opzione per l’accompagnamento del gruppo va necessariamente unita alla pratica dell’accompagnamento personale dei nostri giovani da parte di persone adultenella fede (accompagnatori), che condividano la loro esperienza di credenti, gli aiutino ad oggettivare il vissuto, facilitino la lettura credente delle situazioni, siano l’appoggio e lo stimolo per superare le difficoltà e per porsi nuove sfide. Offrire questo servizio in maniera progressiva e graduale, lasciando che il giovane sia protagonista della sua storia, aiuta oltremodo a personalizzare la fede e a metterla in una situazione di ricerca del progetto che Dio racchiude nella vita di ciascuno. 1.8.Nel nostro cammino con i giovani la scelta vocazionale , in senso amplio e specifico, è il frutto maturo e imprescindibile del processo di formazione, il vertice di tutta la crescita umana e cristiana. Crediamo che non esista un’autentica pastorale con i giovani se non offriamo loro una proiezione vocazionale della fede e non generiamo in essi l’attitudine alla disponibilità vocazionale. Perciò l’orientamento vocazionale costituisce non solo il culmine o il coronamento del processo, bensì deve essere presente sempre, lungo tutte le loro tappe. Vogliamo aiutare i giovani a scoprire, dai doni che ognuno ha ricevuto, il luogo concreto dal quale dio invita loro a realizzare la missione condivisa, al servizio del Regno.
* Nella G.M.V. i giovani sono i primi agenti, soggetti attivi e responsabili della propria formazione. Essere responsabile della sua formazione porta ciascun membro della G.M.V. a cercare personalmente gli spazi, i mezzi e gli strumenti per realizzarla. Affinché qualsiasi intervento educativo-pastorale sia efficace, crediamo che debba partire dalle necessità reali, dalle inquietudini e dalle aspettative dei giovani. Perciò raccomandiamo che ogni Consiglio Nazionale organizzi giornate di studio sulla realtà giovanile nei rispettivi Paesi, in maniera che la conoscenza della situazione concreta nella quale vivono i giovani che arrivano nei nostri gruppi sia il punto di partenza per l’elaborazione o la revisione dei processi formativi. Sarà anche molto importante conoscere tanto le caratteristiche psicologiche dei destinatari del processo, a seconda dell’età, quanto le grandi tendenze della post-modernità che in qualche modo condiziona loro più direttamente.
Certo è che affinché il progetto globale di formazione di un paese cammini, è prioritario creare itinerari e programmi specifici per questi giovani con più esperienza, poi essigarantiranno che il processo educativo-evangelizzatore si realizzi “da giovane a giovane”. Senza dubbio sono i giovani coloro che meglio possono parlare e significare come vivono oggi e adesso il messaggio del Vangelo al resto dei giovani: “è necessario che i giovani, ben formati nella fede e radicati nella preghiera, si convertano ogni volta di più negli apostoli della gioventù”.
Ai consiglieri compete anche la responsabilità di offrire ai giovani una formazione integrale che comprenda le dimensioni principali della sua maturazione personale e risponda alle sue necessità e alla sua situazione concreta. Per questo un buon consigliere:
Affinché possano assolvere in maniera competente questi doveri, conviene che i Consigli Nazionali organizzino programmi di formazione specifica e creino corsi concreti per l’aggiornamento continuo dei consiglieri, che è anche una necessità insistentemente ripetuta negli ultimi incontri internazionali. Forse a medio termine, la Segreteria Nazionale potrà offrire nella sua pagina Web materiali di formazione per i consiglieri e organizzare incontri per regioni geografiche, destinati a questo scopo.
Per offrire agli adolescenti e ai giovani che scelgono per una formazione cristiana integrale, la G.M.V. ha optato per “un processo catechetico formativo di maturazione nella fede:di ispirazione catecuminale, con le sue tappe, i suoi obiettivi e le sue attività”. È un cammino di crescita, che comprende varie tappe, che ha un inizio e una fine, sviluppato in maniera graduale e progressiva, mediante una catechesi organicae sistematica, in costante contatto con la comunità cristiana. Ciò suppone per la G.M.V. fare della catechesiun processo di iniziazione cristiana integrale, cioè, un’iniziazione alle dimensioni fondamentali della vita cristiana (nella conoscenza del mistero di Cristo, nella vita evangelica, nella preghiera e la celebrazione della fede, nell’impegno missionario), accompagnato dalla comunità ecclesiale. Le linee fondamentali che caratterizzano questo processo catechetico sono: - Pretende come base iniziare alla fede e allavita cristiana a coloro che non hanno mai avuto l’opportunità di un’autentica catechesi e accompagnamento, o completare l’iniziazione di coloro chece l’hanno in maniera carente o incompleta; dall’esperienza e tenendo come punto permanente di riferimento la Parola di Dio.
Dinamizzare la fede dei giovani per mezzo di un itinerario di crescita e maturazione è possibile quando si presta attenzione atre aspetti fondamentali:
Il metodo catechetico viene a diventare come il filo conduttore che ci guiderà attraverso l’itinerario e che funziona in doppio senso: dal gruppo al giovane e dalgiovane al gruppo.Detto filo o cavo conduttore va tessuto pertre fili: la Parola di Dio, l’esperienza umana e la confessione della fede. L’esperienza umana del giovane, da dove siamo partiti, interroga la Parola di Dio e si lascia interrogare da essa. Il risultato di questo confronto è la confessione della fede, che si manifesta in tre forme differenti e complementarie:proclamando ed esprimendo ciò che si crede(professione di fede), realizzandola nella vita (impegno). Crediamo che questa tripla confessione di fede, animatadalla Parola e che parte dall’esperienza del giovane, è ciò che ci permetterà di introdurci progressivamente nella comunità ecclesiale. In ciò consiste l’arte di educare nella fede: nel tessere i tre fili così strettamente come possibile, affinché la fede del giovane si formi nell’unità. A questo si arriva percorrendo con i giovani varie tappe o momenti, che comprendono un largo spazio della sua vita( vari anni, fino all’età matura), giungendo ad illuminare e trasformare tutte le sfere e le dimensioni significative della sua persona.Queste non sono specificatamente tappe cronologiche che in maniera determinante dovranno compiersi successivamente. Non sono neanche tappe attraverso le quali devono passare tutti i giovani, o che per tutti abbiano la stessa durata o la stessa intensità. Sono tappe metodologiche, che facilitano il processo di iniziazione cristiana. Ciò che importa veramente nel processo non è la semplice successione dei contenuti, per interessanti che siano,bensì riuscire a far in modo che il giovane sperimenti delle esperienze fondamentali o vicende cardine per personalizzare il processo e farlo suo. Ora riconosciamo che esistono molti modi di strutturare questo cammino, benché tutti puntiamo allo stesso fine. Perciò, vogliamo descrivere in seguito “un itinerario modello”, che possa servire da riferimento o da orientamento”, soprattutto in quei paesi dove l’Associazione sta appena cominciando a camminare. Data la diversità delle situazioni e i contesti culturali dove la G.M.V. sviluppa la sua missione, deve essere ogni Consiglio Nazionale colui che, dalla sua realtà, stabilisca l’itinerario attraverso il quale l’Associazione conduce e accompagna il giovane dalla sua situazione concreta fino alla piena maturità umana e cristiana. Questo è un processo, arduo e lungo di scoperta:non esistono ricette, né soluzioni esteriori.Sarebbe opportuno conoscere gli orientamenti che la Commissione della Gioventù della Conferenza Episcopale in ogni paese abbia elaborato in ogni senso, per adattarle nel momento di elaborare i nostri itinerari, in maniera che rispondano alla naturalezza e carisma propri della nostra Associazione. Speriamo che ogni Consiglio Nazionale si senta nella libertà dei figli di Dio, per realizzare l’itinerario che meglio risponda alla sua stessa realtà. 3.1. Punto di partenza: il giovane nella sua situazione concreta. Affinché la nostra proposta sia autenticamente evangelizzatrice deve essere offerta in senso adeguato alla situazione concreta e plurale dei giovani. Bisogna considerare non solo le diverse situazioni personali, familiari, sociali, economiche e lavorative, che vivono i giovani che arrivano nei nostri gruppi, bensì anche le differenti situazioni religiose:giovani non battezzati;giovani battezzati che non hanno realizzato nessuno processo catechetico o non hanno completato l’iniziazione cristiana;giovani che attraversano una crisi di fede; altri con possibilità di fare una scelta di fede o che già lo hanno fatto e sperano di essere aiutaTI. Non tutti si trovano nelle medesime situazioni di fede e pertanto i processi devono essere distinti, con ciascuno è necessario avere un trattamento differente, senza dimenticare che il messaggio è per tutti:associati e non associati, praticanti e non praticanti, credenti e non credenti. Perché tutti sono chiamati all’incontro con Cristo e alla partecipazione alla comunità cristiana. 3.2.Punto di arrivo o sbocco:l’integrazione fede-vita nella comunità cristiana adulta. Malgrado la diversità di situazioni che caratterizza il punto di partenza e ci obbliga ad “inventare” cammini efficaci di integrazione dei giovani nel processo, il punto di arrivo è uniforme per tutti e conviene tenerlo molto presente al momento di configurare e sviluppare in maniera appropriata l’itinerario. Questo punto di arrivo al quale verte l’itinerario è:che il giovane maturi come persona, scegliendo Cristo come riferimento fondamentale e prendendo Maria come modello di credente, affinché integrandosi nella comunità cristiana, si impegni nella trasformazionedel mondo dall’impegno con i più poveri.Questa meta esprime come e da dove la G.M.V. intende realizzare il seguire Gesù, specificando in qualche modo lo stile proprio o il carisma dell’Associazione. Crediamo che gli obbiettivi finali verso ciò in cui punta tutto l’itinerario, pretendono che la G.M.V. integri come parte importante della sua vita:
3.3. Tappe del processo: Tra il punto di partenza e quello di arrivo vi è un itinerario nel quale possiamo distinguere tre momenti o tappe, con obbiettivi e azioni specifiche: TAPPA DI CONVOCAZIONE E DI PROPOSTA L’itinerario si inizia con la convocazione dei giovani per fare loro l’annuncio missionario. Corrisponde alla situazione dei giovani non credenti e a coloro lontani dalla fedee dalla comunità ecclesiale e comprende le azioni ad essi dirette. L’elemento primario di questa convocazione è la testimonianza dei giovani che ci sono da tempo nell’G.M.V. e che vanno davanti come presenza, incontro amichevole, accettazione, invito alla partecipazione e alla solidarietà. La testimonianza si deve fare progressivamente annuncio esplicito, proposta del Vangelo di Gesù e chiede di incorporarsi in pieno nella comunità cristiana. Le esperienze-asse di questa tappa sono: * Desiderio di crescere in maturità personale e di fede.
TAPPA DI INIZIAZIONE E CAUZIONE DELL’IDENTITà CRISTIANA. È la tappa forte dell’itinerario, la più lunga ed intensa, perché pretende di fare un’iniziazione globale al messaggio e alla vita cristiana. È un momento di forte contenuto dottrinale, morale e liturgico, dilatato nel tempo. Corrisponde alla situazione dei giovani che inizialmente hanno dato la loro adesione alla persona e al Vangelo di Gesù Cristo e desiderano far parte della piena comunione ecclesiale o che provengono da tappe anteriori (giovanili). Questa tappa comprende tutte le azioni attraverso le quali l’Associazione tenta affinché i giovani scoprano, celebrino e vivano nella Chiesa la novità della vita cristiana. Bisogna attendere un tempo sufficiente affinché la fede si cali nel profondo della persona, alloggi nel luogo delle conversioni profonde e si traduca in un cambiamento di vita. Il segno per eccellenza che accompagna questa tappa è la “Sacra Scrittura”, poi la parola di Diop sarà il riferimento permanente lungo tutto il cammino:conoscerla, meditarla, farne preghiera e vita sarà il compito principale in questo tempo, che può durare vari anni. Tutto il contenuto biblico si centra secondo la “chiave di lettura” che possiede la Chiesa: il Simbolo della fede, il Padre nostro e le norme di comportamento sintetizzate nel Comandamento dell’amore e nelle Beatitudini. E anche alla luce del carisma vincenziano. L’importanza di queste due chiavi di lettura si pone come manifesto con i ritidelle “consegne”, che aiuteranno il giovane a fare la sintesi personale della fede. Le esperienze-asse di questa tappa sono:
TAPPA DELL’IMPEGNO E DELLA MISSIONE. Quest’ultimas tappa è più di tipo pastorale e punta verso la propria scelta di vita e lo sbocco del processo. Comprende le azioni dirette ai giovani e agli adulti già iniziati alla fede, che hanno scelto di vivere il Vangelo nella Chiesa, allo stile vincenziano. Le esperienze-asse di questa tappa sono:
Dato che non vi è una maniera univoca di sbocco dell’itinerario nei diversi Paesi, crediamo che tutte le esperienze siano valide e che arricchiscano, sempre che puntino a concretizzare gli obbiettivi finali dell’itinerario. Giunto il momento della scelta vocazionale ogni giovane deve trovare il suo posto e cercare una forma stabile dalla quale continuare la sua scelta per la vita cristiana e per il carisma vincenziano. Al termine del suo itinerario formativo, ad un giovane si presentano molteplici possibilità, come per esempio:
4. La metodologia attiva: È importante saper che vogliamo raggiungere degli obbiettivi e che vogliamo trasmettere contenuti,e sapere come accompagnare il processo globale di formazione dei giovani e dei gruppi della G.M.V. Posti questi impegni, sorgono immediatamente alcune domande:come e da dove iniziare, quali passi concreti fare, quali strumenti e tecniche utilizzare…Sono le domande riguardo alla pedagogia e alla metodologia. La pedagogia pastorale propria della G.M.V. è stata sviluppata nel documento sulla responsabilità nella G.M.V., perciò ci soffermeremosu questa. In quanto alla seconda, intendiamo per metodologia quella serie di principi pratici che concretizzano le scelte pedagogiche e condizionano i passi e i procedimenti concreti che indirizzano un gruppo alla riuscita dei suoi obbiettivi. La metodologia da utilizzare è determinata dai giovani, le sue caratteristiche e realtà proprie;dal contesto geografico, sociale, culturale ed economico nel quale vivono; dalle scelte pedagogiche che come Associazione abbiamo adottato; dal momento in cui si trova il giovane e il gruppo. Sebbene nessun metodo possa essere assolutizzato, la lunga esperienza in campo educativo della Chiesa ha generato una metodologia che favorisce l’azione trasformatrice dei giovani nei loro ambienti e il superamento del divorzio tra la fede e la vita, fino a diventare un vetro stile di vita, in autentica spiritualità. Se vogliamo che il soggetto del processo formativo sia realmente il suo protagonista indubbiamente dobbiamo utilizzare questa metodologia “attiva”, alla quale noi aggiungiamo un carattere specificamente vincenziano, e che articola in cinque passi concreti le loro intuizioni fondamentali di partire dalla realtà, illuminarla dalla fede, proporre un atteggiamento di conversione e un impegno trasformatore, controllarlo e celebrarlo. Scegliere per un metodo determinato non vuol dire che non si valorizzino altre proposte metodologiche,bensì questa sembra la più adeguata alle scelte pedagogiche che abbiamo descritto. Pertanto, vogliamo chiarire che la scelta qui proposta non suppone l’esclusività, perché sarebbe come chiudere le strade a Dio e non riconoscere l’efficacia degli altri metodi. Peraltro, “la varietà dei metodi è un segno di vita e di ricchezza”. I metodi devono essere aperti e flessibili, perché Dio parla di molte maniere. Questi sono i passi della proposta metodologica della G.M.V: 5.1. Vedere:È il momento della presa di coscienza della realtà. Partendo da fatti concreti della vita quotidiana, si tenta di conoscere più a fondo la realtà dove una persona vive. Non consiste, poi, nel trattare temi di discussione, bensì partire da fatti vitali, analizzati nelle loro cause e conseguenze per scoprire così la realtà nella sua profondità. La realtà ha una storia, un contesto sociale, delle costanti che è necessario conoscere, per poi potervi attaccare le radici dei problemi. Non si pretende tanto di giudicare gli altri, quanto di rendersi conto della necessità della propria conversione e di un cambiamento nel nostro ambiente. 5.2. Giudicare:È il momento di analizzare i fatti alla luce della fede, dalla prospettiva del Vangelo. In una realtà di dialogo profondo e di preghiera, il giovane realizza una lettura credente della realtà, e incontra nella Parola di Dio l’appoggio fondamentale per illuminare i fatti a partire dal piano di Dio e per scoprire ciò che Egli ci sta chiedendo. 5.3. Agire: I giovani più che teorie o conoscenze, cercano esperienze di vita, hanno necessità di agire. Perciò, nella G.M.V. tentiamo di offrire una formazione dalla vita e per la vita, è nell’azione che possiamo crescere come persone e maturare nella nostra fede. La riflessione va guidata ad assumere un impegno personale e ad organizzare un’azione trasformatrice, che partendo dalle necessità delle persone attacchi le radici dei loro problemi. È necessario facilitare l’opportunitàdi impegnarsi con fede in iniziative concrete di servizio agli altri, specialmente ai più deboli. È un processo lento che esige pazienza, dove bisogna rispettare il ritmo delle persone, aiutandole ad organizzare un piccolo progetto di lavoro, nel quale tutto il gruppo partecipi.
Celebrare rivela ed alimenta la dimensione liturgica e sacramentale della realtà (vedere), il discernimento della volontà di Dio (giudicare) e l’impegno trasformatore (agire).- la celebrazione rafforza la fedee rende presente Gesù Cristo in mezzo al gruppo. Perché nella G.M.V. non si parli solo delle cose che facciamo bensì, che mediante l’azione e l’impegno ci convertiamo alle attività e ai valori del Regno. Un’azione e un impegno non riflettuto, non valutato e non celebrato a partire dalla fede perde tutta la lucentezza e tutta l’identità. Come vincenziani, noi leggiamo la realtà con gli occhi dei poveri; la giudichiamo alla luce della Parola, specialmente da quei testi della Scrittura che commosseroSan Vincenzo de Paoli e i suoi seguaci; cerchiamo di agire in maniera preferenziale in luoghi di povertà e di emarginazione, con una carità, piena di semplicità e umiltà, verifichiamo le nostre azioni per vedere in che modo possiamo conseguire l’autopromozione delle persone e attacchiamo le cause della povertà, e celebriamo l’azione di Dio che “ha scelto i poveri per rendere loro ricchi nella fede e per ereditare il suo Regno”. È importante convincerci della necessità di utilizzare questa metodologia attiva, che aiuta a suscitare e mantenere l’interesse per la formazione, a personalizzarla e a renderla più dinamica, durevole e produttiva…”È necessario controllare chequesta non sia solo una formazione teorica della sua realtà, al giovane oggi gli si forma maggiormente a partire dalla pratica, dal concreto, dall’esperienza. Dall’altra parte, aiutandoli a mantenere sempre uno sguardo critico sulla realtà in maniera che siano capaci di giudicarla e trasformarla a partire dai criteri di Dio e del Vangelo. Perciò, è così importante il contenuto della formazione e lo stile con la quale la impartiamo, tanto quanto il metodo che utilizziamo. Non perdiamo di vista che il miglior metodo non è quello che offre molte risposte, bensì quello che genera molte domande all’interno della persona e la incita a cercare delle risposte. Affinché questa metodologia sia efficace, non dobbiamo confonderla con l’insieme di tecniche o dinamiche. Queste sono elementi che dinamizzanti, espedienti isolati che possono aiutare a rendere realizzabile una metodologia attiva, ma che per se stesse non la garantiscono. Perciò, bisogna avere un uso corretto di queste tecniche e dinamiche nel contesto di un progetto ben definito nei suoi obbiettivi e in tutti i passi del processo. Bisogna discernere al momento di selezionare i mezzi e gli espedienti:devono essere semplici, adeguati all’età e alla realtà dei giovani, impregnati della pedagogia attiva affinché il giovane rifletta sul messaggio e lo assimili, relazionandolo con l’ambiente in cui vive. Ogni Consiglio può adottare o adattare alcuni materiali per i giovani che si utilizzano nel proprio Paese, poi quando i materiali saranno adattati all’ambiente dei giovani saranno molto più efficaci.La Segreteria Internazionale può essere un punto di riferimento per condividere con agilità mezzi di formazione tanto per i giovani quanto per i loro animatori, facilitando i programmi, la documentazione e i materiali della catechesi, in maniera tale che siano conosciuti e utilizzati dal maggior numero possibile di persone. 5.Processi di formazione: Finalmente, vogliamo segnalare i processi più comuni attraverso i quali l’Associazione tenta di realizzare il suo lavoro formativo: *Lo studio del Vangelo: aiuta i membri di un gruppo ad avvicinarsi alla persona di Gesù, per scoprire il suo stile di vita e le sue proposte, a farsi autentici discepoli.
Se vogliamo che i nostri gruppi della Gioventù Mariana Vincenziana siano agenti di rinnovamento all’interno delle comunità cristiane e i nostri membri giungano ad essere gli evangelizzatori e i servi dei poveri nel nuovo millennio,”non c’è sfida più importante oggi giorno …che giungere fino ai gruppi di giovani e offrire loro una solida e concreta formazione”. Una formazione che vada dalla mano dell’esperienza di Dio e del servizio ai poveri, affinché non rimanga unamera teoria, bensì che giunga ad integrare in un tutto la fede e la vitadi ogni giorno. Speriamo che questa proposta di riflessione sia uno stimolo che aiuti a tutti a controllare, sviluppare e migliorare i nostri programmi di formazione. L’amore e la serietà che mettiamo in quest’arduo compito garantirà la sopravvivenza storica dell’Associazione in questo nuovo millennio. Ci tocca aprire i solchi e preparare una terra ben disposta dove e possa germogliare e dar frutto il seme della fede che Dio ha posto nel cuore dei giovani. 7. Domande per guidare la riflessione dei Consigli Nazionali: Con questo documento, abbiamo tentato di abbozzare degli orientamenti generali ed iniziare un processo di riflessione in comune a proposito di una realtà così importante per il futuro della G.M.V.: i processi formativi. Come dice il documento finale della 1ªAssemblea Generale:” la formazione iniziale e permanente dei membri dell’Associazione è di vitale importanza:è la chiave del cammino della nostra fede”. Ma riconosciamo che sia un tema aperto, che si concretizzerà a partire dal consenso e dall’ampiezza di vedute, alla luce della diversità delle esperienze che portano innanzi l’Associazione nei diversi paesi. Perciò, vogliamo contare sul suo valido supporto per arricchire ancora di più questi orientamenti e che così giungano a compiere il suo obbiettivo. Proponiamo loro di dedicare un po’ di tempo in una delle riunioni del Consiglio Nazionale nei prossimi cinque mesi a confrontare questo documento con la realtà della G.M.V. nel proprio Paese. E dopo chiederemo loro di risponderea questo questionario:
SCHEMA PER FACILITARE LA DISCUSSIONE 0.Finalità del documento:offrire criteri comuni per elaborare7verificare il proprio progetto formativo in ciascun Paese, rispondendo così alla richiesta della 1° Assemblea Generale di Roma del 2000.
- I giovani sono i primi agenti, soggetti attivi e responsabili della propriaformazione
3.1 Punto di partenza: il giovane nella sua situazione concreta. 3.2 Punto di arrivo o di sbocco: l’integrazione fede7vita nella comunità cristiana adulta. Un giovane che si impegni a :
3.3 Tappe del processo:
4. Una metodologia attiva: principi pratici che concretizzano le scelte pedagogiche e condizionano i passi e i procedimenti concreti che indirizzano un gruppo alla riuscita dei propri obbiettivi .
5.Conclusione:l’amore e la serietà che poniamo in quest’arduo compito garantirà la sopravvivenza storica dell’Associazione in questo nuovo millennio.
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