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Lettera P. Gregory Gay CM

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Questionario (Excel)

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Campagna USG contro il AIDS

ALLEGATO

I RELIGIOSI/E NEL MONDO

E LA PANDEMIA HIV/AIDS

FRA IMPEGNO, SFIDE E

PROFEZIA

Introduzione “Passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione” (Lc. 10,33)

Il terzo millennio ha risvegliato in noi religiosi/e un’urgenza: ritrovarci insieme, mettere insieme le nostre forze, le nostre attese e le nostre speranze per riflettere su un tema che per noi è vita. Quella vita che tocchiamo ogni giorno e che desideriamo servire; quella vita che in modi diversi e circostanze diverse è stata ferita dalla pandemia HIV/AIDS. Questo desiderio è diventata realtà: un gruppo di 40 religiosi/e provenienti da vari paesi ed appartenenti a varie Congregazioni religiose si sono riuniti a Roma dal 12 al 14 dicembre 2005, per un incontro dal titolo: “I religiosi/e nel mondo e la pandemia HIV/AIDS, fra impegno, sfide e profezia”. Questo evento è stato organizzato dalla Commissione Salute delle due Unioni dei Superiori Generali (UISG – USG) a cui fanno riferimento circa 2000 Istituti di Vita consacrata per un totale di circa un milione di persone presenti in tanti campi diversi e nei vari continenti.

 

Sono stati presenti al nostro incontro anche alcuni rappresentanti di Caritas Internationalis e di UNAIDS [1], organismi con i quali stiamo costruendo un dialogo.

 

L’incontro ci ha portato nel cuore del mondo. In questi giorni abbiamo ascoltato il grido che viene da tanti fratelli e sorelle, abbiamo condiviso esperienze, speranze e preoccupazioni e ancor di più ci siamo ritrovati nelle due icone significative per la nostra realtà: il Buon Samaritano e la Samaritana, che ci sono state presentate dal Congresso sulla Vita Religiosa dello scorso anno, di cui questo incontro è un frutto.

 

Sentiamo che questo momento è una chiamata alla profezia: quella di parlare coraggiosamente di una realtà che ci interpella ma che allo stesso tempo cerchiamo di negare o sfuggire. La pandemia ci sfida a nuove forme di povertà radicale nella condivisione della sofferenza e del dramma di una grande parte dell’umanità e ci invita ad un amore incondizionato.

 

Come il Buon Samaritano anche noi, sin dagli inizi di questa immane tragedia dei nostri tempi, ci siamo fermati a soccorrere le tante persone lasciate mezze morte ai margini della strada, guidati dalla comune passione per Cristo e per l’umanità. Nello stesso tempo riconosciamo di essere anche noi tra i feriti, persone vulnerabili, segnate da fragilità e limiti. L’AIDS infatti non è soltanto fuori, ma è dentro le nostre stesse comunità.

 

Come la Samaritana siamo consapevoli che è la fede l’acqua viva che può rispondere alle tante domande sul senso della vita, della morte e della malattia, che libera capacità di amare e perdonare mentre ci ricorda anche che le persone che abbiamo incontrato ci hanno dato molto, ci hanno comunicato una grande ricchezza umana e spirituale. Il nostro servizio è stato uno scambio reciproco di doni.

 

Siamo stati confermati nel nostro impegno, nella convinzione della necessità di mobilitare le nostre energie e delineare per il futuro nuove strategie di collaborazione fra di noi, superando frammentarietà ed individualismi. Nella lotta alla pandemia HIV/AIDS, che si presenta con sfide estremamente vaste e varie, ogni Istituto ha il suo contributo da dare attingendo con creatività al proprio carisma.

 

La realtàDammi da bere” (Gv 4,7)

 

L’AIDS è stato considerato dall’OMS [2] come uno dei tre principali pericoli per il pianeta insieme ai rischi climatici e nucleari. La situazione dell’infezione HIV/AIDS nel mondo (dati dal Rapporto UNAIDS 2005) è quella di un’epidemia ancora in corso di espansione, con grande incremento del numero di persone infette in Europa dell’Est e in Asia. Ci sono inoltre segni allarmanti nel Pacifico. Il numero elevato di persone a rischio in queste aree rende urgente il nostro impegno in programmi di prevenzione e cura che portino a cambiamenti di comportamento.

 

A dicembre 2005 la stima del numero di persone che vivono con l’HIV è di 40 milioni. Sono stati riportati quasi 5 milioni di nuovi casi nel 2005. L’AIDS ha già ucciso 25 milioni di persone da quando è stato riconosciuto nel 1981. Malgrado il gran numero di nuovi casi e il fatto che il numero di persone HIV+ sia molto elevato, c’è ampia evidenza che sono diminuiti gli sforzi di prevenzione tra molti gruppi a rischio e specialmente tra i giovani. Anche se ci sono nuovi casi in ogni parte del mondo, l’Africa Sub-Sahariana resta la più fortemente colpita ed ospita circa 26 milioni di persone HIV +, ciò significa due terzi di tutte le persone che vivono con AIDS. Il numero crescente di orfani da AIDS, di famiglie rette da bambini, di nonni che si prendono carico di un grande numero di orfani e il grosso peso di sofferenza portato dai bambini in Africa è una preoccupazione crescente per noi tutti. Siamo sfidati dall’incremento del numero di donne colpite da questa pandemia: il 50% di coloro che vivono con il virus sono donne e pagano il prezzo più alto di questa situazione.

 

La prevenzione, centrata sull’educazione alla vita e alla sessualità, deve essere rivolta in modo chiaro e completo, alle fasce giovanili e a quelle a più alto rischio, particolarmente nelle aree nelle quali la marginalizzazione e la povertà rendono più vulnerabili all’infezione da HIV le persone che sono costrette a sopravvivere col commercio del sesso o che cercano di “scappare” con l’uso di droghe. Le risposte all’HIV/AIDS sono cresciute e migliorate notevolmente negli ultimi dieci anni, tuttavia ancora non tengono il ritmo di un’epidemia che va costantemente peggiorando. L’accesso alla terapia antiretrovirale è aumentato e questa è disponibile nei paesi più ricchi, ma la situazione è diversa nei paesi più poveri dell’Est Europa, dell’America Latina, in gran parte dell’Asia e virtualmente in tutta l’Africa Sub-Sahariana.

 

Risposte e sfideGli si fece vicino, gli fasciò le ferite versandovi olio e vino” (Lc.10,34)

 

Stigma e discriminazione minano ancora oggi una effettiva prevenzione e creano un clima che incoraggia un’ulteriore crescita della pandemia. Queste sfide richiedono la cooperazione fattiva di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, di agenzie internazionali con ONG[3] e OBF[4], la cooperazione cross culturale e la condivisione di risorse che possano garantire la migliore cura, educazione e prevenzione che la nostra creatività umana può mettere insieme. In questa collaborazione noi religiosi/e possiamo offrire in particolare la nostra ricchezza esperienziale ispirata ai valori evangelici. Proponiamo di puntare sullo specifico della vita religiosa, che ci porta a:

 

a) essere e creare ponti per un mutuo dialogo:

 

         - all’interno delle Congregazioni, Chiese locali, Organismi sociali, Governi…

 

         - con le persone: prossimità, relazione vitale, ascolto per comprendere il         problema,          cura (cfr. icona del samaritano)

 

         - con le culture, per scoprirne i valori e farli emergere senza importare tutto da        fuori          (cfr. icona della samaritana).

 

b) armonizzare la risposta all’urgenza della pandemia con un approccio integrale alle  
    varie sfaccettature del problema, che necessariamente richiede tempi lunghi.

 

c) cogliere la sfida alla conversione per noi religiosi/e di fronte ad un problema che
   tocca il nostro interpretare la malattia, vincendo l’ignoranza e la tendenza alla
   “moralizzazione”, ed accogliere con umiltà anche la realtà della presenza della
   malattia all’interno delle nostre comunità.

 

d) essere profezia cogliendo le esigenze che questa malattia pone in ambito pastorale
    ed approfondendo la riflessione teologica e pastorale suscitata dall’HIV/AIDS.

 

Strategie d’azione.

 

  1. Sensibilizzare tutte le Congregazioni, la Chiesa, sul fatto che l’AIDS è una realtà complessa e va oltre l’aspetto medico, includendo l’educazione, le condizioni sociali, economiche, politiche, di giustizia: è di fatto la responsabilità di ciascuno. Per questo l’HIV/AIDS va integrato nei nostri programmi pastorali, nei nostri insegnamenti, predicazioni, cura, programmi di sviluppo sociale e programmi di promozione della giustizia.

 

  1. Continuare con il piano di mappatura [5] e sensibilizzare le comunità religiose per ulteriori interventi in quest’area, secondo il proprio carisma specifico.

 

  1. Collaborare, lavorare in rete tra noi e con altri gruppi, continuando nella linea di questo evento iniziale con la formazione di un forum più ampio per attivare le decisioni raccomandate.

 

  1. Imparare gli uni dagli altri le strategie migliori, come quelle che abbiamo udito in questi giorni: programmi di prevenzione, educazione sessuale e per la vita, formazione dei giovani; cura degli ammalati; integrazione nella società dei bambini con HIV/AIDS; particolare attenzione agli orfani e cura dei bambini anche nell’area del counselling [6]; inserimento nel settore della ricerca; programmi di sostegno per le donne, per gli ammalati e per i loro familiari; ect.

 

  1. Impegnarsi in “advocacy” [7]: per ricerca di fondi; per l’accesso al trattamento dei gruppi più vulnerabili, affinché tutti possano avere accesso alla terapia ARV [8] e alle altre cure indispensabili; per la prevenzione.

 

  1. Utilizzare il sito web di Giustizia e Pace (UISG-USG) e stabilire links coi siti delle diverse Congregazioni e delle altre organizzazioni cattoliche che sono impegnate nella risposta alla pandemia.

 

  1. Prestare attenzione alla chiamata per la cura pastorale/umanizzazione nella pandemia: cura dei malati e dei morenti da AIDS, sollecitudine per coloro che si prendono cura di loro, per le persone sieropositive e per coloro che perdono i parenti. Organizzare giornate di sostegno, di preghiera di guarigione e gruppi di appoggio per i familiari.

 

  1. Formazione specifica nei corsi di preparazione per il personale sanitario e per la cura pastorale. Nelle nostre case di formazione istituire programmi che includano, insieme allo sviluppo personale e religioso, anche corsi specifici su HIV/AIDS. Per creare modelli che altri possano seguire.

 

  1. I Superiori delle Congregazioni stabiliscano linee guida per offrire sostegno a sacerdoti, fratelli e suore che vivono con il virus.

 

  1. Affrontare la problematica dello stigma e della discriminazione attraverso una seria riflessione teologica e pastorale e offrire la nostra testimonianza di coinvolgimento con le persone che vivono con HIV.

 

  1. Lavorare in collaborazione con coloro che vivono con HIV/AIDS, con altre organizzazioni cattoliche che sono impegnate nella risposta alla pandemia, con persone e strutture di altre denominazioni e altri gruppi di fede, governi, agenzie internazionali (come UNAIDS, OMS e il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, TB e Malaria), e la società civile.

 

Conclusione.

 

Nel novembre scorso il Papa Benedetto XVI, riferendosi alla giornata mondiale dell’AIDS, ha dichiarato che le statistiche di coloro che soffrono di AIDS sono “realmente allarmanti”. Ed ha continuato dicendo che “Seguendo da vicino l’esempio di Cristo, la Chiesa ha sempre considerato la cura degli ammalati una parte integrante della sua missione. Perciò incoraggio le molte iniziative promosse specialmente dalle comunità cristiane per l’eradicazione di questa malattia, e sono vicino a coloro che soffrono di AIDS e alle loro famiglie, invocando su di loro l’aiuto ed il conforto del Signore.

 

Abbiamo la ferma speranza che questa iniziativa sia solo la prima tappa di un lungo cammino che dobbiamo fare e che insieme possiamo continuare. La nostra speranza è che altre Congregazioni non specificamente coinvolte nel ministero della salute possano rispondere a questa chiamata, secondo il loro specifico carisma. Siamo anche coscienti che la risposta delle Congregazioni già implicate necessita di essere maggiormente unificata cercando di superare la presente frammentazione degli impegni.

 

Quaranta milioni ed oltre di persone che soffrono di AIDS guardano a noi con speranza!

 

Roma, 15 dicembre 2005

 

Per i partecipanti:

Frank Monks MI

Presidente Commissione Salute

UISG/USG

Sr Maria Martinelli CMS

Coordinatrice Gruppo AIDS

UISG/USGP

[1] occupa specificamente del problema dell’HIV/AIDS

[2] Organizzazione Mondiale della Sanità.

[3] Organizzazioni non Governative.

[4] Organizzazioni Basate su una Fede.

[5] Uno degli scopi del progetto AIDS delle Unioni è di conoscere e far conoscere tutte
     le attività che i religiosi stanno portando avanti nel mondo per la lotta
     all’HIV/AIDS. Per questo sarà inviato alle Comunità religiose un questionario come    
     strumento fondamentale per poter ricavare un quadro completo, una mappa, di
     tutte le nostre iniziative.

[6] Sostegno psicologico-spirituale.

[7] Assistenza, parlare per, supporto, incoraggiamento

[8] Farmaci antiretrovirali, specifici nella cura dell’AIDS.

GLOSSARIO

VCT

 

PMTCT

 

HIV

 

SIDA

 

ARV

 

PSV

 

Fitoterapia

 

TB

 

IO

 

Advocacy

 

 

Stigma

 

 

 

Counselling

 

 

 

 

Educazione tra pari

 

 

 

Ambiente

Test e Counselling Volontario

 

Prevenzione della Trasmissione Materno Fetale

 

Virus dell’Immuno Deficienza Umana

 

Sindrome da Immuno Deficienza Acquisita

 

Farmaci Antiretrovirali

 

Persone viventi con HIV e AIDS

 

Trattamento delle malattie con le piante

 

Tubercolosi

 

Infezioni Opportunistiche

 

Parlare o agire in sostegno o per conto dei poveri, per difendere i loro diritti e bisogni..

 

Attitudine sociale negativa o apertamente ostile e discriminatoria verso le persone che vivono con HIV e AIDS

 

Relazione nella quale una persona aiuta un’altra a comprendere e risolvere i problemi che deve affrontare in relazione alla sua condizione di persona vivente con HIV e AIDS.

 

Approccio educativo che permette lo scambio educativo tra pari (persone che presentano delle caratteristiche comuni in termini di età, situazione sociale e/o culturale, di interessi, ecc.)

 

Tutte quelle condizioni che possono ingenerare difficoltà: quindi non solo ambiente naturale, ma anche sociale, umano, politico, corruzione, ecc.

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